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Twenty 4 Seven – I can’t stand it! (1990) feat. Capt. Hollywood

todayMarzo 29, 2022 2

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Alla fine degli anni Ottanta c’è un gran fermento: la house music proveniente dagli Stati Uniti inizia ad essere “trapiantata” in Europa configurandosi a tutti gli effetti come il genere più adatto per sostituire italodisco ed eurodisco che hanno retto per quasi l’intero decennio. Da Chicago, inoltre, arriva anche la hip house che, come suggerisce il nome stesso, incrocia hip hop ed house aprendo nuove parentesi creative. È un momento epocale, moltissimi compositori si lanciano a capofitto nella nuova scena dance che promette un apporto costante di novità.

Tra questi anche Ruud van Rijen, nato in Belgio ma cresciuto in Olanda, che nel 1988 incide “Rock This World” firmandolo come Drivin’ Force, un puzzle in cui incastra decine di sample (tra cui lo strausato ‘Woo! Yeah!’ ed un frammento vocale di “Bad Girls” di Donna Summer) con una metodologia analoga a quella dei M.A.R.R.S. ma con un risultato che suona più vicino all’electro/hip hop dei primi anni Ottanta di Afrika Bambaataa, Hashim, Jonzun Crew o Egyptian Lover.

Quello di Drivin’ Force è un pezzo discreto ma nulla di epocale. Nel 1989 però avviene qualcosa che, in modo del tutto inconsapevole, porta van Rijen a risultati ben diversi. Ispirato in modo complementare dall’hip house di Chicago e dalla piano house proveniente dall’Italia, compone un brano destinato a restare negli annali e soprattutto a diventare un prototipo dell’eurodance.

La prima versione demo di “I Can’t Stand It” che realizzò era di stampo hip hop con una parte vocale da lui eseguita al vocoder. In quel periodo in cima alla dance chart olandese c’era “Get Busy” di Mr. Lee che lui stesso adorava. Decise così di campionarne un pezzetto e sovrapporlo ad un riff di pianoforte per renderlo orecchiabile, al rap di Ricardo e al ritornello di Nance. Registrarono la parte di quest’ultima per oltre quaranta volte perché usavano un microfono non professionale. Continuava a non essere soddisfatto del risultato e ad un certo punto lei cominciò a piangere, esausta. A quel punto decise di campionare le parti che gli sembravano meglio riuscite ed ottenne il ritornello (“stimolato” da quello di “The Party Just Began” di Sydney Fresh, nda). L’ispirazione del testo invece venne pensando a tutte le guerre che attanagliavano il mondo, al Sud Africa, a Nelson Mandela e al razzismo. Ecco perché il ritornello recitava “I can’t stand it no more” (non posso più sopportare). Il brano divenne un buon successo in Olanda e i DJ che lavoravano nella radio nazionale lo passavano spesso nei loro programmi.

“I Can’t Stand It”, inizialmente pubblicato dalla Freaky Records di Eindhoven, scavalca presto i confini olandesi per diventare un successo internazionale e lanciare una formula stilistica che diventerà lo standard per l’eurodance prodotta nel successivo quinquennio. Il disco vendette più di un milione di copie ricevendo riconoscimenti in tantissimi Paesi europei.

Nonostante l’enorme ed inaspettato successo però, pare che qualcosa all’interno dei Twenty 4 Seven vacilli, almeno secondo la percezione che si prova dall’esterno. Il rapper di colore Ricardo Overman abbandona improvvisamente lasciando disorientati i fan.

La nuova versione di “I Can’t Stand It” (per cui viene girato un nuovo videoclip, simile al precedente) finisce nel primo LP dei Twenty 4 Seven intitolato “Street Moves”, licenziato in molti Paesi europei ma anche in Canada, Argentina, Brasile, Australia e Venezuela. Il singolo viene pubblicato pure negli States dalla Arista ma col nome variato in Twenty 4th Street ad insaputa dell’autore, probabilmente per una questione di diritti.

In Italia invece, dove “I Can’t Stand It” viene inserita nella colonna sonora del cinepanettone “Vacanze Di Natale ’90”, l’album arriva attraverso la Five del gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi.

Da “Street Moves” viene estratto il singolo “Are You Dreaming?” rappato ancora da Captain Hollywood che però da lì a breve lascia il gruppo di van Rijen. Questo secondo abbandono decreta un biennio (1991-1993) di quasi totale inattività per i Twenty 4 Seven.

Written by: ondawebradio

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