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Discriminazioni di genere LGBT: il difficile cammino verso la parità

todayMarzo 19, 2022 12

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Tra i termini più odiosi e purtroppo non ancora condannati, o almeno non del tutto, esiste ancora la discriminazione. Oggi, sabato 19 marzo, abbiamo parlato e denunciato apertamente uno degli aspetti più squallidi ancora esistenti in una società che ama definirsi all’avanguardia, moderna, di cultura, ma solo sulla carta in moltissimi casi! Voglio denunciare ciò che accade ogni giorno, in vari contesti della vita quotidiana, sotto gli occhi di tutti noi, e una discriminazione più di tutte, l’omotransfobia.

Omofobia è un termine coniato per definire la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista. L’omotransfobia è un termine simile, cioè viene usato per indicare una paura nei confronti di persone omosessuali e transessuali. Fobia, paura, anche se proprio di paura non si tratta, ma piuttosto di un’avversione legata ad un orientamento sessuale e un’identità di genere diversa dalla propria.

Dopo la doverosa definizione sui termini “coniati” per definire una situazione aberrante ( confesso che mi sento a disagio nel dover dare “definizioni”, mi sento una persona che ghettizza l’altro al di fuori di me ), arriviamo al dunque: al giorno d’oggi, in piena epoca moderna, chi vive una sessualità diversa al canone imposto dalla tradizione, è costretto ancora a condurre una vita in salita, e piena di difficoltà, deluso dalla propria famiglia che non l’accetta, discriminato sul lavoro e persino dalle leggi di molti Stati… assurdo vero? Ahimè la triste verità! Nessun diritto e molte discriminazioni, purtroppo essere omosessuale e/ o transessuale in Italia è ancora una realtà difficile. L’essere omosessuali è un concetto che nel nostro Stato è ancora difficile da pronunciare senza timore del giudizio o ancora peggio di subire delle discriminazioni, può essere duro ammetterlo a se stessi ancora di più confessarlo in famiglia. Molto spesso i genitori non sono omofobi o arrabbiati per la scelta amorosa di un figlio o di una figlia, ma semplicemente hanno paura di come potranno essere trattati dalla società in cui viviamo. Perché nonostante siamo così tecnologici e moderni, sotto questo punto di vista siamo molto arretrati mentalmente come Paese rispetto a molti altri. La paura di aprirsi quindi rappresenta una delle peggiori cause di silenzio nei soggetti omosessuali. Quando in realtà aprirsi ed uscire dal buio può aiutare a vivere in modo molto più tranquillo e sereno la propria esistenza e vivendo in modo anche più trasparente in modo da poter tirare fuori la propria reale e vera personalità senza aver paura di essere giudicati.

Molti soggetti si fanno convincere dalle persone che lo circondano che l’omosessualità rappresenta una malattia e che potrebbe essere un momento passeggero. Ecco, allora la domanda che mi è sorta spontanea e che sottopongo anche a voi ascoltatori: ma omofobi si nasce o si diventa?

È chiaro, credo, che non si nasce omofobi, lo si diventa attraverso l’educazione, i messaggi, diretti e indiretti, che la famiglia, la politica e i media ci trasmettono. Fin da bambini tutti noi acquisiamo convinzioni e valori che ci vengono presentati come assolutamente giusti e legittimi.

Molto prima, dunque, di avere una reale comprensione di cosa significhi la parola omosessualità, ereditiamo, da una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia qualcosa di assolutamente sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere comune. Naturalmente, come per altre forme di pregiudizio (razzismo e sessismo in primis), un fattore di rilievo perché un individuo sia omofobo è costituito da una componente personale di chiusura mentale e rigidità.

Molto prima di avere una reale comprensione di cosa significhi essere omosessuale, i bambini hanno ricevuto un set d’informazioni eterosessiste che vengono codificate nella convinzione che un orientamento non eterosessuale sia qualcosa di sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere comune. Queste informazioni e/o pregiudizi fanno sì che le persone omosessuali possono provare sentimenti negativi verso loro stessi perché hanno interiorizzato che l’eterosessualità equivale alla normalità e dunque il loro orientamento sessuale li può porre nella condizione di sentirsi ‘sbagliati’.

Una violenza di stampo omotransfobico ogni 3 giorni: questo è quanto emerge dal report che come ogni anno Arcigay pubblica in occasione del 17 maggio, giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia.

Ma vorrei passare per bene a scanner un aspetto su tutti: l’omotransfobia tra le mura di casa, un aspetto che mette sempre a nudo gli istinti peggiori, quelli che si mescolano dentro questo crimine d’odio: crudeltà, indifferenza, cinismo. Cosa succede quando a discriminare è proprio la famiglia, quando l’odio cresce dentro le mura di casa? Sei omosessuale? Ti rifiuto. Le storie di non accettazione, sia palese che subdola, sono all’ordine del giorno.

Si può combattere l’odio con una legge? In Italia si è provato a farlo, istituendo nel 1975 la legge Reale, che puniva con la reclusione fino a 4 anni chi diffondesse “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale” e chi incitasse “in qualsiasi modo alla discriminazione”, o commettesse o incitasse a commettere “atti di violenza o di provocazione alla violenza, nei confronti di persone perché appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale”. Nel 1993, un disegno successivo ampliò il testo “allo scopo di apprestare più efficaci strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di intolleranza e di violenza di matrice xenofoba o antisemita”: nacque così la legge Reale-Mancino, che puniva anche “chi, in qualsiasi modo, incita alla discriminazione o all’odio, o incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

E veniamo al giorno d’oggi e al tanto discusso Ddl Zan che prende il nome dal relatore, il deputato Alessandro Zan, attivista Lgbt noto soprattutto per aver promosso ed ottenuto il primo registro anagrafico italiano delle coppie di fatto, aperto anche a quelle omosessuali. Che cos’è questo Ddl? Semplice, un insieme di misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. In parole povere la proposta della legge Zan è di ampliare il territorio di soggetti vulnerabili protetti dalle violenze, estendendolo alla “Propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.”

Non riesco a comprendere come sia possibile che nel XXI° secolo, a distanza di circa settant’anni dalla Shoah, i presupposti con cui si possano verificare tali situazioni. Quotidianamente leggo il giornale, e spesso vedo trattare episodi di razzismo sui gay. Non è possibile che uno omosex si debba barricare a casa per paura di essere picchiato, viviamo in condizioni alquanto gravi. Ciò che manca a chi prova ostilità verso gli omosessuali è proprio la solidarietà, la capacità di uscire dal proprio mondo e di calarsi nei panni dell’altro, capire le differenze, ma anche le somiglianze, capire che l’altro è un nostro simile.

Articolo a cura di Fabio Iuorio

Written by: ondawebradio

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