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Gloria Gaynor – I will survive (1978)

todayMarzo 17, 2022 1

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Non tutti i mali vengono per nuocere. Ma quando il cantautore Dino Fekaris – americano di origini greche – viene licenziato dalla Motown, il suo mondo sembra crollargli addosso. Eppure per la gloriosa etichetta di musica soul ha composto per alcuni gruppi di punta dei primi anni ’70 come Temptations, Four Tops e Rare Earth. “Mi hanno mandato via dopo quasi sette anni – ha raccontato lui stesso. Ero un cantautore disoccupato, pensavo al mio destino e mi sentivo molto abbracchiato. Poi ho acceso la TV ed ecco suonare in quel momento una canzone che avevo scritto per il film Generation (in Italia “Noi due a Manhattan, 1969) interpretata dai Rare Earth. L’ho preso come un presagio, un segno che le cose avrebbero ricominciato a funzionare per me. Ricordo di essere saltato giù dal letto dicendo: Ce la farò. Sarò un catautore. Sopravviverò! (I will survive)”.

Fekaris contatta Freddie Perren, anche lui un musicista e produttore che ha appena lasciato la Motown dopo aver scritto alcuni successi, tra gli altri, per i Jackson 5, tra cui “I want you back” e “ABC”. I due hanno già collaborato insieme per “I just want to celebrate” dei Rare Earth, e decidono di formare un duo di produzioni discografiche ottenendo un gran successo con canzoni per Tavares, Yvonne Ellimann, e The Sylvers, e portano “Reunited” di Peaches & Herb al primo posto delle classifiche. Nel 1978 i due decidono di realizzare una versione da discoteca di “Substitute”, una canzone incisa dai Righteous Brothers un paio di anni prima. Insieme scrivono anche un’altra canzone, “I will survive”, per il cui testo Fekaris si ispira all’amarezza provata per essere stato scaricato dalla Motown.

In apparenza la canzone racconta la storia di una donna che non è disposta più a sopportare i tradimenti del compagno, ma immediatamente dopo la sua uscita assumerà per molti ascoltatori un significato più profondo di questa semplice premessa. Per i suoi temi di forza, orgoglio, indipendenza e superamento dell’insicurezza fornirà una voce a coloro le cui voci sono spesso state messe a tacere: le donne, che trovano nella canzone un modello di indipendenza e forza e la convinzione che la loro identità non è definita esclusivamente dalle loro relazioni con gli uomini; gli afro-americani che proprio nella discoteca trovano la rappresentazione di un nuovo potere per una parte di popolazione che da sempre rivendica la propria uguaglianza; la comunità gay, che finalmente sta uscendo dall’ombra e sente uno spirito affine nella canzone.

Preparate le due canzoni i due autori non hanno però nessuno cui farle incidere. A questo punto entra in scena Gloria Gaynor, all’anagrafe Gloria Fowles, che dopo l’esordio discografico nel 1965, nel 1974 ottiene un enorme successo con “Never can say goodbye” e “Reach out, I’t be there, due pietre miliari nella storia della musica per discoteca, tanto che nel 1975 viene incoronata “Queen of Discos” (“Regina delle Discoteche”) dalla National Association of Discotheque Disc Jockeys, in una cerimonia completa di mantello, trono e corona. Man mano però che la disco music sale alla ribalta come prima popolare forma musicale americana, soprattutto dopo l’uscita, nel 1977 del film “La febbre del sabato sera”, il successo di Gloria Gaynor inizia a declinare. A peggiorare le cose, nel 1978, la cantante durante un’esibizione riporta una lesione spinale che la lascia quasi paralizzata dalla vita in giù. Solo dopo un intervento chirurgico, sei mesi di ricovero in ospedale ed una lunga e dolorosa terapia fisica, è in grado di recuperare parzialmente la capacità di camminare. In questo momento così delicato, come a volte, capita il destino – la Gaynor, devota cristiana, dirà “la Provvidenza” – le offre un’altra possibilità.

Viene infatti contattata da Freddie Perren che le manda un demo di “Substitute” e “I will survive” per sapere se le interessa registrarle per un singolo. La cantante si presenta in studio su una sedia a rotelle e con un tutore per la schiena – un paradosso se si pensa che si tratta della Regina della Discoteca! – ma trovando proprio nella sua determinazione a superare il dolore fisico e la disabilità l’ispirazione per interpretare “I will survive”.

Per ottenere un suono più pieno, il produttore Freddie Perren fa registrare diverse volte la voce della Gaynor, quindi prende due registrazioni e le mescola insieme sincronizzandole. Alla fine delle registrazioni, tutti, dai produttori ai musicisti coinvolti ai tecnici, sono concordi che “I will survive” è la canzone migliore, ma il presidente della casa discografia è di diverso avviso e ordina che il singolo riporti “Substitute” come la Lato A regalando a “I will survive” al Lato B.

Come abbiamo già visto, non è la prima volta che una grande canzone esordisce come “retro” di un’altra canzone. “Substitute”, uscito nell’ottobre del 1978, raggiunge solo la posizione n.107 nelle classifiche, così è la stessa cantante a prendere in mano la situazione. Sapendo che la canzone sarebbe stata un successo sicuro fra i frequentatori delle discoteche, la offre al Dj dello Studio 54 Richard Kaczor. “Abbiamo portato con noi il funzionario della casa discografica per mostrargli quello che vuole la gente – ha raccontato la Gaynor – Ritchie l’ha suonata mentre eravamo tutti lì. La gente l’ha subito adorata, e sai com’è il pubblico di New York: non ama immediatamente nulla”.

Nel giro di pochi mesi, le stazioni radio cominciano a suonare il Lato B, finché la casa discografica è costretta a ripubblicare “I will survive” come Lato A; in dicembre entra nella classifica Billboard arrivando al primo posto nel marzo 1979, rimanendoci per tre settimane. Viene anche realizzato un video promozionale nella discoteca Xenon di New York. Nel video compare la pattinatrice Sheila Reid-Pender di Harlem; la Gaynor però non è presente durante la registrazione del segmento di pattinaggio del video e lei e la Pender si sono incontrate per la prima volta il 7 luglio 2014 dopo la presentazione del libro della cantante “We will survive”. Del libro la Gaynor ha detto: “Volevo che tutti, inclusa me stessa, credessero che potevamo sopravvivere”.

“I will survive” vince il Grammy Award nel 1980 per la migliore canzone da discoteca – primo e unico anno in cui viene costituita questa categoria – battendo “Don’t stop til you get enough” di Michael Jackson, “Bud girls” di Donna Summer, “Boogie wonderland” degli Earth, Wind & Fire e “Do ya think I’m sexy?” di Rod Stewart. Ha venduto 14 milioni di copie in tutto il mondo solo nei primi due anni dalla sua uscita, senza contare le numerose ri-registrazioni e più di 200 cover in oltre 20 lingue diverse, compreso l’arabo. La rivista Rolling Stones l’ha classificata alla posizione 492 nella lista delle “500 più grandi canzoni di tutti i tempi” e nel 2000 VH1 l’ha inserita al primo posto nell’elenco delle 100 migliori canzoni dance. In un sondaggio indetto sempre dalla rivista Rolling Stones nel 2012, “I will survive” si è classificata al secondo posto tra le Migliori Canzoni Disco di tutti i tempi. Nel 2016, la Library of Congress ha ritenuto che la registrazione originale di Gloria Gaynor sia “culturalmente, storicamente e artisticamente” significativa e l’ha selezionata per la conservazione nel National Recording Registry.

Per la sua forza evocativa “I will survive” appare nella colonna sonora di diversi film tra cui “Man on the Moon”, “Men in Black 2”, “In and Out”, “Quattro matrimoni e un funerale”, “Priscilla la regina del deserto” e “Il club delle prime mogli”. Gloria Gaynor ha dichiarato alla rivista Billboard che non la disturba minimamente che il suo nome sia per sempre legato a questa canzone. “Sin dall’inizio ho capito che aveva dei contenuti senza tempo in cui tutti potevano identificarsi – ha detto la cantante – La aggiorno sempre; cambiando il ritmo, i testi, modernizzando l’arrangiamento, ho persino inserito una sezione hip hop nel mezzo. Non mi stanco mai di cantarla, perchè la gente la adora ancora”.

 

Written by: ondawebradio

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