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45 Giri

Claudio Cecchetto – Gioca Jouer (1981)

todayMarzo 15, 2022 1

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Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha mai ceduto al fascino ipnotico di Gioca Jouer, magari ubriachi, per puro spirito goliardico o alla festa di compleanno dei vostri bambini.

Questo enorme monumento al vuoto musicale di certi anni ’80 fu partorito dalla mente inarrestabile di Claudio Cecchetto, che aiutato dall’ex Goblin, Claudio Simonetti (sì, proprio quello di Profondo rosso e delle colonne per i film di Dario Argento) e Giancarlo Meo alla produzione (la stessa coppia che precedentemente diede vita agli Easy Going) forgiò questo tremendo inno d’italica provenienza.

Una base disco un po’ fuori tempo massimo strutturata sulla base di una tarantella, un giro di synth accattivante e la voce del Nostro presentatore nasuto che istruisce gli ascoltatori sui passi di danza, o meglio mosse da mimare («Dormire, salutare, autostop, starnuto» ecc.), in una sorta di grande mantra collettivo di tre minuti. Ecco bello e confezionato un successo clamoroso che lanciò in orbita, alla sua prima prova discografica, il DJ di origini venete.

Il brano ebbe un successo astronomico (in Italia e non solo) anche perché Elio Cipri della Fonit Cetra (tra le altre cose papà di Syria), convinse Claudio Cecchetto a bloccare il singolo per qualche mese allo scopo di farlo diventare la sigla del Festival di Sanremo del 1981 che lo stesso Cecchetto avrebbe condotto e che all’epoca era un evento mediatico internazionale trasmesso in Eurovisione.

Grazie a un ritmo ipnotico e a questa immensa pubblicità gratuita il nostro Claudio Cecchetto riuscì a far  ballare ben un milione di italiani piazzando nelle loro case questo terribile oggetto.

Tutto bene qul che finisce bene? Assolutamente no, perché questo fu solo l’inizio. Il DJ, talent scout, produttore, imprenditore e presentatore partì alla conquista del mondo esportando il brano in un infernale franchising dell’orrido: in Francia fu interpretato da tale Maxie e due anni dopo dai Black Lace in Inghilterra che cambiarono il titolo in Superman con tanto di ospitata a Top of the Pops.

Quest’anno compie 41 anni, anche se non li dimostra affatto. Legato ad un periodo felice dove tutto era in divenire fu anche la prima sigla del festival di Sanremo. È figlio come tanti altri grandi successi, della mente geniale di Claudio Cecchetto, dj, talent scout e produttore musicale, che ha lasciato un’impronta indelebile nella musica dance e pop.

All’epoca Claudio Cecchetto faceva un programma con Pippo Franco che si chiamava ‘Scacco Matto’ e aveva una sigla in cui ballava. La riguardava da casa con un amico, perché i programmi all’epoca erano registrati, e Pippo spiazzandolo gli disse: ‘Ma non ti vergogni a ballare?’. Quella frase lo fece pensare molto. In effetti un pochino si vergognava, però mentre ballava si divertiva molto a seguire i comandi che gli dava il coreografo per ricordargli i passi. Sempre questo suo amico, gli disse che era una consuetudine fare questo tipo di balletti nei villaggi turistici e visto che come ogni dj il suo desiderio era quello di realizzare un disco, disse a se stesso: “quasi, quasi lo faccio”. Aveva però un problema, il fatto che era stonato e quindi gli è venuta l’idea di creare questa formula, che anche se c’è la musica non è una canzone, ma quasi un gioco. Ed è stato proprio questo, secondo Claudio Cecchetto, il motivo per cui sta funzionando ancora oggi.

Claudio Cecchetto ha sempre ringraziato Gianni Ravera, il patron del festival di Sanremo, che lo ha voluto a tutti i costi come sigla. Fino a quel momento Sanremo non aveva una sigla ed era introdotto con la musica classica e tanti fiori. Quindi il “Gioca Jouer” è stata anche la prima, lanciando una moda che è andata avanti per tanti anni. Nell”81 la cosa è piaciuta molto ed è stata vista da qualcosa come 25 milioni di persone. Un suo amico discografico gli disse “Hai vinto tu il festival senza essere in gara”.

Cecchetto spiega che c’era questa grande voglia di novità e di rinnovamento, che era già iniziata negli anni ’70 con la dance. Però gli anni ’80 sono stati quelli del cambiamento definitivo, che si poteva osservare in tutti gli ambiti.

Diciamo che per primo ha visto la potenzialità degli ‘spaghetti music’ ovvero della dance made in Italy, e l’ha prodotta. È un po’ quello che succede ora con la trap. La gente non ne tiene conto, ma sta succedendo una vera e propria rivoluzione musicale. All’epoca c’era la dance che a lui piaceva, ma soprattutto veniva dalla scuola di dj, per cui la dance era il suo pane quotidiano, anzi notturno. Diciamo che ha avuto la fortuna di incontrare Gianni Ravera, ma anche quella di incontrare musicisti dance molto interessanti, che lo hanno aiutato a spingere questo genere musicale”.

Il 45 giri è suddiviso in due facciate: quella per “principianti” che conosciamo tutti con i comandi recitati da Cecchetto e una per “esperti” che di fatto era la sola base strumentale, con tanto di passi di danza (se così possiamo chiamarli) riportati sul retro di copertina.

Il brano, nella sua assoluta ma irresistibile stupidità, raggiunse la vetta della hit parade e fu il decimo 45 giri più venduto dell’anno, senza contare che tuttora rimane un evergreen da giocare in ogni occasione, che aprì le porte a un paio di terribili singoletti-fotocopia come lo Ska chou-chou e il temibile Fotostop.

Nel 2007, in occasione del 25° anniversario (più o meno) uscì la Gioca Jouer Superdance Compilation, contenente una nuova versione con un nuovo video e ben cinque versioni in francese, tedesco, spagnolo, inglese e cinese. Dal momento che anche per il 30° anniversario è uscito un nuovo video ufficiale con spezzoni presi da Youtube, prepariamoci al 40° anniversario con una versione 3D su Tik Tok.

Può piacere o meno, può rievocare splendidi ricordi o fastidi inenarrabili, ma in ogni caso il Gioca Jouer rappresenta lo specchio di un’epoca (musicale) forse non proprio ricca di contenuti.

 

Written by: ondawebradio

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