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Sociale

Scuola, apprendimento e gioco: GiocaReporter, insegnare una professione è un gioco!

todayMarzo 12, 2022 12

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Qualche tempo fa Maria Montessori diceva: “Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”.

Con quest’affermazione di enorme rilievo è stata affrontata oggi una nuova indagine sociale di Imagine – Il Mondo Che Vorrei, un’ora di riflessione vera e propria, sulla scuola e l’insegnamento. Abbiamo preso spunto da una domanda: i ragazzi appena tornano a casa hanno ancora bisogno di divertirsi, quindi perchè non dargli quel divertimento mentre sono in classe, associando le utili ed indispensabili informazioni dell’apprendimento ai loro interessi?

Scuola, studio, apprendimento, divertimento, gioco … termini che all’apparenza possono sembrare per natura inconciliabili: eppure non è proprio così, scrutando a fondo! Fino ai primi anni del Novecento, il gioco era associato alla ricreazione, un momento ai margini della giornata scolastica e confinato nel tempo libero. Con Rousseau e i pedagogisti moderni, abbiamo assistito ad una rivoluzione: è stato dimostrato come il gioco libero e socializzato abbia un importante funzione nello sviluppo delle capacità creative, cognitive e relazionali. Il gioco, insomma, può arricchire l’apprendimento e aiuta a sviluppare competenze indispensabili per la vita. In Italia ci sono indubbiamente buoni insegnanti, ma il problema è che, nella maggior parte dei casi, sono ingabbiati in un sistema che non dà loro modo di rendere protagonisti gli studenti. Per farlo, il sistema scolastico avrebbe bisogno sicuramente di svecchiarsi e di lasciarsi alle spalle la sua parte più dannosa e obsoleta. Come? Divertendosi e facendo divertire gli alunni ad esempio! La scuola non è un posto in cui sono importanti solo le valutazioni, è importante ad esempio giocare con le parole per insegnare la grammatica, trasformare i cortili in luoghi di apprendimento, costruire gli strumenti per studiare musica (un secchio può diventare un tamburo), portare i bambini e i ragazzi alle mostre. Dobbiamo rendere divertente la scuola e smettere di far arrivare i bambini in classe col muso e trascinando le cartelle! Il gioco a scuola è visto spesso solo come una pausa necessaria tra una lezione e un’altra che serve per recuperare energie e ritrovare il giusto slancio motivazionale prima di tornare all’impegno dello studio. Ma, a dimostrazione del contrario, ludendo docere, cioè insegnare giocando, è un motto molto antico: già i nostri antenati sapevano che il modo migliore per imparare le cose consiste nel farle, quando possibile, giocando… Non c’è incompatibilità tra gioco e studio!

Si sente spesso parlare del Metodo Montessori a scuola, ma cos’è esattamente? Come funziona?

Ecco, brevemente posso dire che l’approccio all’educazione del metodo Montessori si basa sul principio secondo cui la scuola dovrebbe seguire il naturale sviluppo del bambino nelle sue varie fasi di crescita e capacità intellettiva. Maria Montessori ha dedotto dai suoi studi che i bambini amano lavorare e giocare, mostrando una naturale predisposizione all’automiglioramento sulla base delle esperienze sensoriali. Il bambino che segue il metodo Montessori viene introdotto naturalmente in un ambito di autodisciplina che viene sviluppata aiutandolo ad imparare come soddisfare i propri bisogni in modo appropriato, ogni oggetto della stanza è a misura di bambino, ogni cosa è da lui raggiungibile senza chiedere l’aiuto degli adulti e soprattutto ogni oggetto di quella stanza ha un fine educativo, quindi il bambino è libero di scegliere l’oggetto che richiama maggiormente la sua attenzione e sviluppare la manualità e l’associazione di concetti che l’oggetto stesso gli stimola. Il processo di apprendimento diventa quindi attivo. Con il metodo Montessori la maestra insegna poco, osserva molto, e soprattutto ha la funzione di dirigere le attività psiche dei bambini e del loro sviluppo fisiologico. Sa che i bambini apprendono in molti modi diversi e quindi vanno seguiti aggiustando di continuo tempi e strategie. Non fa uso delle lezioni collettive tradizionali anche se all’occorrenza lavora con piccoli gruppi secondo le esigenze e i desideri dei bambini stessi.

Un punto su tutti abbiamo affrontato oggi, il GiocaReporter, progetto educativo della nostra ospite di oggi, Mariella Roberto, sociologa, giornalista pubblicista ed educatrice scolastica, un vero progetto di giornalismo per la scuola primaria. Grazie alla sua esperienza nelle redazioni e nel mondo della comunicazione arricchisce i giovani con il supporto di risorse, nozioni ed esempi pratici ma soprattutto riesce ad offrire loro la possibilità di cimentarsi nel mestiere del giornalista attraverso laboratori pratici e creativi. In questo modo gli studenti possono apprendere il linguaggio giornalistico, conoscere i media e i canali di comunicazione e sviluppare anche una maggiore padronanza nell’espressione scritta e orale.

Tra gli obiettivi di GiocaReporter c’è anche quello di imparare a distinguere le componenti di un quotidiano, distinguere le notizie principali da quelle secondarie, o riconoscere le fonti e verificarle … perché non è mai troppo presto per imparare a leggere e interpretare la realtà, mai così complessa come in questi giorni, lottando contro le fake news. Giocareporter è un modo divertente di lavorare con i bambini di oggi che, ahimè, in questi ultimi anni hanno pagato il prezzo più alto tra pandemia e, oggi, la guerra.

La scuola non dovrebbe essere vissuta come un obbligo imposto dallo Stato, ma dovrebbe essere un piacere, un ringraziamento rivolto a chi un’istruzione la sta fornendo. Ormai, leggere, scrivere, fare le tabelline, viene automatico e naturale… solo quando andando a scuola, nonostante la sveglia al mattino presto e la corsa per arrivare puntuali, si sarà capaci di sentire dentro di sé la voglia di scoprire, di sapere di più, di ascoltare chi ha studiato e ora racconta ciò che ha appreso…allora la scuola starà veramente insegnando a divertirsi. Non per mera pubblicità, ma prendiamo spunto da GiocaReporter e tutti i vari progetti ideati per far appassionare le giovani leve del nostro futuro all’istruzione, c’è vita e apprendimento OLTRE il solito vecchio libro, insegniamo con il sorriso!

[Articolo a cura di Fabio Iuorio]

Written by: ondawebradio

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