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Marky Mark and the Funky Bunch – Good Vibrations (1991)

todayMarzo 2, 2022 2

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La storia di Mark Wahlberg è una di quelle che davvero fanno credere nella redenzione: l’attore dimostra che tutti possono cambiare in meglio. La redenzione è, per definizione, acquisizione di uno stato di libertà fisica o morale attraverso la liberazione da colpe e motivi d’infelicità. Questo è il significato del termine, liberato dall’accezione salvifica che la religione gli ha dato. Oggi, nella maniera più laica possibile, parliamo della storia di Mark Wahlberg, una storia, manco a dirlo, proprio di redenzione. O meglio, se ne parlerà, ma più avanti, perché questa storia merita di essere raccontata offrendo due differenti punti di vista. Dorchester, Boston, 5 giugno 1971. Nei primi sussulti di tepore estivo Donald Edward Wahlberg, tassista di origini svedesi e franco-canadesi reduce della guerra di Corea, e Alma Elaine Donnelly, un’infermiera, danno alla luce Mark Wahlberg, ultimo di ben nove figli.

I genitori divorziano quando il piccolo Mark ha solo undici anni e da lì le cose andranno di male in peggio. Andranno peggio soprattutto quando inizierà a crescere, quando non esisteranno più alibi, quando dovrà fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni.

Ebbene Mark non ci mette molto a mettersi nei guai, guai seri. Già nei primi anni Ottanta lascia la scuola e inizia a dare del tu alla strada, nella quale si macchia di alcuni reati a sfondo razziale: perlopiù tentativi di furto o inseguimenti nei confronti di persone di differenti etnie.

Nello specifico, all’età di quindici anni ed insieme ad alcuni amici, viene accusato di aver rincorso tre bambini neri, lanciandogli pietre e urlando frasi che poco si prestano ad essere qui riportate. Sono numerose le aggressioni a sfondo razziale o comunque motivate da xenofobia, che assumono le sembianze di scontri tra bande metropolitane. Sempre a quel periodo fa riferimento l’accusa di aver radunato su di una spiaggia alcuni uomini bianchi, allo scopo di unirsi agli insulti razziali.

A ciò si aggiunge lo spaccio, ed il consumo, di droga. Il culmine di questi atti deprecabili coincide con una violenta aggressione ad un vietnamita al quale stava cercando di rubare una cassa di birra. Tale azione gli costa così quarantacinque giorni di prigione nel penitenziario di Deer Island. Ufficialmente la motivazione addotta da Wahlberg sarà lo stato di ebbrezza.

Mark Wahlberg, a soli sedici anni, ha probabilmente toccato il fondo. È però una storia di redenzione, da quel fondo allora non può far altro che risalire.

Come prima cosa chiederà perdono alle vittime dei suoi crimini, ricevendo però risposte contrastanti: mentre il vietnamita attaccato accetta l’ammenda dell’attore, Kristyn Atwood, uno dei ragazzi di prima superiore aggrediti da lui sulla spiaggia, afferma che chi è razzista lo è per sempre, e che quindi Mark non merita il perdono.

Tornato in libertà fa ciò che spesso non riesce a chi è in difficoltà: ovvero chiedere aiuto. Lo chiede a suo fratello, Donnie Wahlberg che, anni prima, è entrato a far parte della boy band New Kids on the Block.

Il fratello vuole inserirlo nel gruppo ma c’è un problema, anzi due: Mark non ha talento canoro e, oltretutto, la sua immagine di cattivo ragazzo poco si confà a quella del gruppo, ragazzi con visi puliti e testi romantici.

Mark ha però una gran bella presenza e discrete doti da ballerino, così, con lo pseudonimo di Marky Mark, si esibisce durante le performance dei New Kids on the Block.

Il ragazzo piace, catalizza l’attenzione e la fama di “bad boy” contribuisce ulteriormente. Non passa quindi molto prima che alcuni produttori decidano di puntare su di lui, affidandogli un gruppo tutto suo: Marky Mark and the Funky Bunch.

La fama mondiale arriva nel giro di pochissimo: da una parte grazie al disco Music for the People, il cui singolo Good Vibrations raggiunse la posizione numero uno nella prestigiosissima classifica Billboard Top100.

Written by: ondawebradio

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