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L’Ospedale che vorrei: Abio Napoli, un sorriso donato ai bimbi ospedalizzati

todayGennaio 29, 2022 11

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Ospedali e bambini … due parole che non vorremmo mai che fossero associate ma che spesso, molto spesso, camminano a braccetto, ma noi non vediamo o facciamo finta di non vedere, per paura o indifferenza.

Oggi, sabato 29 gennaio, ho proposto una nuova indagine sociale, una puntata che ho deciso di presentare dopo aver conosciuto un’Associazione di Napoli, ABIO Napoli Odv per la precisione, che da anni si prodiga per rendere l’ospedale un luogo più a misura di bambino, attraverso il gioco, l’ascolto, l’allestimento di reparti accoglienti e colorati, al fine di rendere meno traumatica la permanenza in ospedale.

L’infanzia, il periodo magico della vita, periodo di gioia, spensieratezza, di gioco e dove si è completamente all’oscuro del male esistente nel mondo. Non sempre però è così! Noi tutti pensiamo e vogliamo sempre il bene per i nostri cari, e in particolar modo per i nostri bambini, e magari ci disperiamo per piccole sciocchezze, ignorando che al di fuori dei nostri occhi esistono veri motivi per cui disperarsi, patologie serie per cui un bimbo è costretto addirittura al ricovero ospedaliero! Già, l’ospedale, un luogo che fa un certo effetto terrore a noi adulti, figurarsi per un bambino! Apro una breve parentesi, doverosa: non voglio fare di tutta l’erba un fascio ma, parliamoci chiaro, la situazione sanità in Italia è sull’orlo del penoso, tra ospedali fatiscenti, macchinari rotti o non acquistati…. Molte strutture di buon livello, avanzate e ben funzionanti, ma anche ospedali vecchi, disorganizzati, fatiscenti. Medici e personale, spesso validissimi, sono costretti a operare in strutture inadatte per loro, per i malati e per i cittadini. Insomma gli ospedali, fulcro della nostra assistenza sanitaria, spesso sono loro dei veri e propri “malati”, che dobbiamo assolutamente curare, e presto.

Tornando a noi, l’ospedalizzazione pediatrica è il ricovero dei bambini fino all’età adolescenziale e può essere dovuto a patologie passeggere come una polmonite infettiva, o a motivi ben più gravi. Si tratta di un momento che va affrontato con la massima attenzione non solo, ovviamente, sotto il punto di vista medico, ma anche sotto quello psicologico. L’ingresso in ospedale e il periodo di ricovero diventano per il bambino delle situazioni nuove, alle quali deve adattarsi, non è per niente facile, anche solo ad immaginarlo: la degenza implica cure e terapie, significa relazioni con persone sconosciute ed alle quali bisogna affidarsi, ma, soprattutto, comporta la separazione dal nucleo familiare e l’ingresso in un ambiente diverso. Tutto ciò influenza lo sviluppo emotivo, cognitivo, affettivo e relazionale, portando, inoltre, a modificazioni dell’immagine di sé e del proprio corpo. Non dimentichiamo poi che durante l’ospedalizzazione si manifestano stati d’ansia, non solo nei bambini, ma anche nei loro genitori! Un aspetto fondamentale da affrontare da parte di tutti, enti locali e nazionali soprattutto, credo sia l’umanizzazione ospedaliera: porre il paziente, piccolo o grande che sia, al centro della cura stessa, curare la persona oltre che la malattia. Per l’infanzia, e al di fuori di cure scientifiche, ci ha pensato l’Associazione Abio a dare una mano a questo processo di umanizzazione, accogliendo bimbi in vari ospedali non solo di Napoli ma di tutta l’Italia, e dando una mano a strappar loro un sorriso… ABIO ( Associazione per il Bambino in Ospedale ) è stata fondata a Milano nel 1978 per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale, i volontari ABIO si occupano di sostenere e accogliere, in collaborazione con medici e operatori sanitari, bambini e famiglie che entrano in contatto con la struttura ospedaliera. Da allora i tanti volontari, che oggi sono arrivati a 5mila, non si erano mai fermati. Una piccola pausa, peraltro non voluta, è avvenuta poco tempo fa, a causa del lockdown covid, periodo in cui tutte le 61 associazioni territoriali si sono viste costrette ad interrompere le attività. Scelta necessaria ma ahimè dolorosa. Abio Napoli è nata nel 2000 e si rivolge al bambino ( accoglienza al momento del ricovero, per facilitare l’inserimento in ospedale

gioco e attività ricreative, per poter sorridere anche in reparto

collaborazione con il personale sanitario, per far conoscere meglio il mondo dell’ospedale e renderlo più familiare ) e ai genitori ( disponibilità all’ascolto attivo, attento e partecipe offerta di informazioni sulle strutture e sui servizi disponibili in ospedale, offerta di indicazioni su regole e abitudini del reparto ). Nonostante la lontananza dai reparti, imposta dalla pandemia, le attività dell’associazione non si sono mai fermate. I volontari ABIO hanno continuato a stare vicino ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie anche da lontano e con tanti progetti: periodicamente, grazie alla collaborazione con le direzioni sanitarie, ABIO Napoli riesce a far recapitare giocattoli, libri e attività ludiche ai bambini ricoverati nei reparti pediatrici in cui è attivo il servizio di volontariato. È nata così l’iniziativa “Dona un gioco”, attraverso cui è possibile donare un giocattolo o un libro ad ABIO Napoli che provvederà a consegnarli alle strutture ospedaliere che distribuiranno i giochi nei reparti pediatrici. Parlando di giochi non posso non parlare di un ultimo e grande aspetto che Abio cura per i bambini ospedalizzati, l’intrattenimento ludico! Giocare è l’attività principale, se non esclusiva, dell’età infantile. Numerosi studi confermano che il gioco rappresenta il più alto grado dello sviluppo mentale del bambino, perché è la rappresentazione libera e spontanea del suo mondo interiore e per questo contribuisce ad una sua crescita sana ed equilibrata. Nel contesto ludico, infatti, il bambino può liberare la sua fantasia, manipolare la realtà adattandola al suo specifico universo ed esplorare il mondo esterno nei suoi aspetti fisici e sociali: per un bambino malato il gioco rappresenta una vera e propria àncora di salvezza, perché è un mezzo che gli permette di esprimere ansie e paure e affrontare il difficile percorso della malattia con una chiave di lettura alla sua portata.

Una puntata, quella affrontata oggi, che dovrebbe far riflettere: seppur esistono cose spiacevoli nella vita bisogna sempre affrontarle con un sorriso, un’arma molto potente contro le avversità. Ne sono portavoci Valentina, l’Associazione Abio e tutti i volontari che grazie al sorriso riescono ad alleviare pene severe inflitte a chi soffre: saper sorridere anche nelle circostanze più critiche ci aiuta a rimanere in piedi, a non precipitare.

Un ultimo appello vorrei farlo per tutte le Istituzioni, locali e nazionali: dedicate più tempo alla Sanità, non tutte le strutture ospedaliere italiane sono dotate di spazi dedicati al gioco per i bambini malati che nella realtà servono come il pane! Dalla possibilità di giocare dipende la loro salute psichica, che altrimenti può essere compromessa da una prova così difficile come quella di una malattia inguaribile, portando il bambino all’auto-isolamento e all’ostilità verso operatori e trattamenti sanitari.

 

Artiolo a cura di Fabio Iuorio

Written by: ondawebradio

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