Barriere architettoniche: quando i limiti ostruiscono la libertà

Barriere architettoniche

Barriere, limiti, recinsioni … Parole forti e che vincolano la libertà dell’uomo: parliamo oggi di barriere architettoniche, ostacoli alla libertà che popolano le città, metropoli che fanno di tutto per rendersi moderne, green magari, ma che trascurano spesso questi aspetti limitanti della libertà.

La libertà di movimento caratterizza la vita di tutti noi e ci permette di compiere gesti pratici e mantenere le relazioni che riteniamo significative per la nostra vita sociale. Per questo motivo l’abbattimento delle barriere architettoniche e il miglioramento degli accessi agli spazi giocano un ruolo fondamentale in relazione alla qualità della vita di tutti i giorni. Si, ma cosa sono le barriere architettoniche? Sono nient’altro che un qualsiasi ostacolo fisico che impedisce la fruibilità degli spazi ad una persona con ridotte o limitate capacità motorie, sia in ambito pubblico che privato. Ci sono diversi esempi di barriere architettoniche: un semplice marciapiede per strada, magari troppo stretto perché impedisce il passaggio con la carrozzella o con il passeggino o, in ambito domestico, una scala, a prescindere dal numero di gradini che la compongono, oppure un dislivello o un semplice cordolo a bordo strada. Sono barriere architettoniche anche un segnale mancante che impedisce a un non vedente di orientarsi nei luoghi pubblici o un corrimano posizionato a un’altezza sbagliata. Ho cercato di scrutare al meglio il problema disabilità ed accessibilità ai servizi ordinari, ho notato una cosa che non sempre viene osservata da tutti: i simboli ad esempio. Vi siete mai soffermati sul simbolo che indica la disabilità? Ecco, in luoghi di pubblico servizio è indicata attraverso una sagoma su una sedia a rotelle, ma non è propriamente solo così, esistono anche le cosiddette disabilità invisibili, di cui solo in pochi apprendono l’importanza. Le cosiddette disabilità invisibili comprendono molteplici casistiche, tra cui patologie mediche di vario tipo, disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettive: per questo motivo si possono creare delle situazioni complicate, fino ad arrivare alla vera e propria stigmatizzazione. Facciamo un esempio: se una persona con disabilità invisibile ha bisogno dei servizi igienici accessibili, rischia di essere vittima di occhiatacce o commenti poco carini. Ciò avviene perché normalmente non si ha consapevolezza di queste condizioni. Il progetto Visability93, ideato da Lisa Carrana dell’agenzia pubblicitaria McCann London. ha visto una collaborazione tra designer e persone con disabilità, con l’obiettivo di creare delle soluzioni grafiche che fossero davvero inclusive. Sono nate così ventinove icone che comprendono le più comunità invisibili, come ad esempio autismo, epilessia, Alzheimer, ecc… a questo punto credo che sarebbe necessaria un’evoluzione, non una rivoluzione del simbolo attuale, che va comunque rispettato per la sua riconoscibilità a livello mondiale. Parliamo ora di scuola. Già, questo perchè in pochi sanno che solo una scuola su tre, in Italia, è pienamente accessibile alle persone disabili. Paradossale solo a pensarci, ma purtroppo corrisponde alla verità dei fatti. Complessivamente le scuole italiane mancano spesso di rampe, di servoscala e di ascensori a norma! In teoria, ogni studente dovrebbe poter accedere liberamente all’istituto scolastico che frequenta, incluse le persone con disabilità. Questo diritto, riconosciuto dalla legge, purtroppo spesso si scontra con scuole vecchie e non sempre pensate per rispondere alle esigenze di questi ragazzi. Vanno considerate, oltre alle barriere “fisiche”, anche quelle di tipo sensoriale e percettivo che, per alcuni tipi di disabilità (cecità, sordità), sono altrettanto importanti. Si può notare che se da una parte è apprezzabile l’impegno messo in atto dai governi nazionale e locali per abbattere le barriere fisiche, non bisogna dimenticare che c’è un altro tipo di limitazione che rende difficile l’accesso alla scuola. Si tratta delle barriere senso-percettive, cioè la mancanza di accorgimenti (mappe in rilievo e altri indicatori visivi, segnali acustici) volti a facilitare l’orientamento degli studenti non vedenti, ipovedenti e non udenti: e, sotto questo profilo, la situazione è molto complessa.

E arriviamo allora anche ad un altro punto limitativo della libertà. Cosa? L’inciviltà! Ebbene si, viviamo in un mondo formato da persone civili ma, alle volte, ci troviamo di fronte a veri atti di inciviltà anche lì dove, le barriere architettoniche fisiche vengono tutelate! Mi spiego meglio: quante volte ci capita di vedere per strada ad esempio automobili parcheggiate in ogni dove, compreso negli spazi e scivoli costruiti ad hoc per le persone disabili? Oppure, altra cosa che personalmente vedo spesso e opportunamente denuncio in pubblica piazza finendo anche con il litigare, sempre parlando di automobili, quante volte assistiamo a fenomeni del tipo utilizzo spietato di permessi disabili per trovare parcheggio seppur alla guida dell’autoveicolo non c’è una persona disabile? Vorrei ricordare che il contrassegno H è personale e non cedibile e non può essere esposto su veicoli che circolino senza il disabile a bordo. Sta crescendo il fenomeno della maleducazione e dell’inciviltà di alcuni automobilisti che occupano gli stalli H pur non avendone diritto o usando impropriamente il contrassegno, senza minimamente curarsi del fatto che questi posti sono stati collocati in luoghi appositamente studiati per avere lateralmente lo spazio necessario per poter agevolare la salita e la discesa sia dei guidatori che dei passeggeri, anche con carrozzina al seguito. L’inciviltà va aggredita anche sotto l’aspetto culturale, ma anche con azioni repressive.

La normativa in tema di barriere architettoniche è piuttosto ricca e, al contrario di quanto si pensi, affonda le sue radici già negli anni ’70. Ovviamente l’approccio è cambiato nel tempo, andando sempre più a chiarire le necessità e ad adeguare il linguaggio alle mutate sensibilità.

Il testo normativo introduce anche tre definizioni che corrispondono a tre diversi “gradi” di abbattimento delle barriere:

  • Accessibilità: si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
  • Visitabilità: si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell’alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
  • Adattabilità: la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Siamo schiavi del pregiudizio quando pensiamo che una persona con un handicap debba necessariamente accontentarsi o vivere una vita non appagante; siamo schiavi dell’ignoranza quando occupiamo un posto riservato su un autobus o in un parcheggio o quando utilizziamo la morfologia di un territorio per giustificare il mancato intervento delle istituzioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche. In un Paese che proclama l’uguaglianza formale e sostanziale non possono esistere ostacoli che impediscano alle persone di prendere parte alla vita sociale.

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest
Share on whatsapp
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *