Ricetta letale: la ristorazione ai tempi del Covid

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C’è chi approfitta di questi ultimi weekend estivi per andare a mare e chi, come me e i miei ospiti, sono qui, pronti ad affrontare carichi una nuova stagione di indagini sociali con Imagine – Il Mondo Che Vorrei: ieri, sabato 04/09/2021, è iniziata ufficialmente la nuova stagione di indagini sociali presentata dal sottoscritto.

Che dire, ho approfittato della pausa estiva per poter riflettere su nuovi temi da affrontare insieme il sabato mattina. Il primo tema che ho voluto proporre è quello della ristorazione. Ora tutti magari associano la parola ristorazione al cibo, al divertimento, alle serate spensierate trascorse e da trascorrere con amici … Ma non sempre è così, soprattutto in questo ultimo brutto periodo che abbiamo vissuto! Ho dato un titolo particolare a questa puntata, ovvero: Ricetta letale: la ristorazione ai tempi del covid, e ho preso spunto per parlarne studiando una storia realmente accaduta al nostro ospite di oggi, Armando Manzo, chef di Napoli ed ex titolare del ristorante trattoria A Casa Di Armando di via Cilea al Vomero, quartiere In della Napoli bene.

Cibo e ristorante, due parole che vengono associate alla convivialità. Già, ma cos’e la Convivialità?

È il piacere che deriva dallo stare con gli altri a tavola.

Eh si, il cibo non è solo più un semplice atto di nutrimento, ma un importante momento di aggregazione, di condivisione, uno scambio di emozioni. Il pranzo e la cena diventano, quindi, occasione di socializzazione, momenti per conoscersi meglio e creare un legame più profondo. Quante volte sarà capitato anche a voi di voler trascorrere una serata per divertirvi con gli amici, per chiacchierare un po’ ( magari con persone che non si vedono da parecchio tempo ) oppure voler conoscere meglio una ragazza ed essere quanto più romantici possibile … e quindi quale modo migliore se non invitarla ad una romantica cena fuori casa magari a lume di candela? Ecco, mi viene da dire che la convivialità è quindi comunicazione, di se stessi e, quindi, della propria cultura dei gusti e dell’educazione. Questa è la mia idea del concetto di ristorazione. Tutto molto semplice, bello, genuino … Ristorazione e vita di ognuno di noi sembra che viaggiano quasi a braccetto … Ma ahimè, come ben sappiamo, in questi ultimi tempi non è stato più così. Come un vero tzunami si è abbattuto nella nostra vita un virus, IL VIRUS letale Covid, che ha radicalmente modificato stili e abitudini di tutti noi, abbattendosi inesorabilmente anche sulle attività commerciali del mondo intero, compreso quello della ristorazione creando, per quest’ultimo settore citato, una vera e propria ricetta letale. Mi sembra opportuno ricordare che dal famoso marzo 2020 fino a pochi mesi fa le varie attività ristorative si sono dovute fermare a causa di restrizioni e chiusure forzate per contenere il dilagarsi del covid; fin qui sembra tutto condivisibile, è stato un atto doloroso ma doveroso, si ma a quale prezzo per gli imprenditori del settore e dei dipendenti? Ho letto un po’ di dati generali ( e mi riferisco in primis ai lavoratori ): in Italia, stando ai dati ISTAT del 2020, il settore contava circa 1,2 milioni di lavoratori. Con le misure che hanno portato al lockdown, in particolare quelle relative al DPCM del 10 Aprile 2020, 1,1 milioni di lavoratori sono stati sospesi e 108.000 sono rimasti attivi … Dati che fanno spavento! E, analizzando il problema dal punto di vista imprenditoriale, notiamo che moltissime attività hanno dovuto alzare bandiera bianca, massacrate da restrizioni ma non solo! Personalmente penso che ok, bisogna contenere il virus quindi chiudere temporaneamente attività, però almeno dovevano essere tagliate le tasse, gli affitti … 1+1 fa sempre 2! Se non mi fai lavorare quindi non mi fai guadagnare, come pensi possa pagare io a te Stato le tasse??? Sarò come spesso vengo amichevolmente definito un polemizzatore, ma credo che tu Stato non puoi pretendere la botte piena e la moglie ubriaca come si suol dire! Aiuti concreti ci sono stati, a dire il vero per carità, ma forse un po’ troppo tardi, almeno penso, varie attività colpite duramente già da un anno sono state costrette ad arrendersi già da tempo!

Durante il periodo di lockdown, il food delivery ha letteralmente salvato il settore della ristorazione, contribuendo ad alleviare le perdite imposte dalla chiusura delle attività per il rispetto del distanziamento sociale. Un aspetto importante che ha salvato parecchie attività, questo è da riconoscere, ma pensandoci bene, non rispecchia, alla luce delle riaperture e della possibilità di risocializzare, un vero aspetto della ristorazione del futuro. Si, è vero, comodo e sicuro è ordinare cibo direttamente a casa, ma vuoi mettere con il poter uscire, vedere gente, sedersi al tavolo di un ristorante o di una pizzeria piuttosto che restare chiusi in casa? Personalmente credo che bisogna riconoscere le novità che questa fase ha prodotto nel mondo della ristorazione ma bisogna anche preservare ciò che è sempre esistito, il pasto fuori casa! La voglia di tornare a mangiare fuori casa è forte tra gli italiani e, quando la situazione sanitaria e il superamento delle restrizioni lo permetteranno, è prevedibile un sostanziale ritorno alle abitudini precedenti, almeno si spera.

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