Religione e Sessualità – Indagine sui peccatori divini

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Tema spinoso quello che oggi abbiamo affrontato ad Imagine – Il Mondo Che Vorrei: siamo andati ad approfondire la tematica di religione e sessualità, in tutte le sfaccettature, comprese quelle che vedono come protagonisti proprio i rappresentanti religiosi in contesti di sesso. Già, il sesso, un argomento ancora oggi considerato tabù dalla religione cattolica ma non solo.

In qualunque modo si cerca di girare la frittata il tema sessualità rappresenta ancora oggi un tabù per le religioni.

Vorrei partire da un dato di fatto: la sessualità è parte integrante dell’essere umano, chi ha dato vita al mondo ha dotato l’uomo di istinti. Ma colgo l’occasione per citare una frase detta proprio poco tempo fa dallo stesso Papa Francesco: “ La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita”. Non so perchè, ma rileggendo questa frase non posso non innescare una vera bomba, argomento di discussione che spesso e volentieri ho intrapreso anche con amici magari seduti ad un tavolino di un bar, lì dove, chiacchierando un po’ di argomenti e notizie di cronaca, ho avuto modo di esporre le mie opinioni in merito. Opinioni si, non intendo giudicare, ma osservare: e, chiamatemi pure petulante, ma non posso non pensare a quel tanto di grettezza che la Chiesa conserva ancora oggi, nonostante l’avvento della società cosiddetta moderna… ma perchè? Per quale motivo secondo la Chiesa la sessualità è vincolata al solo “compito” di generare vita? Per carità, è vero che dal sesso si genera la vita, e forse proprio per questo gli è stato attribuito un valore sacro dal punto di vista religioso, ma forse proprio per questo motivo il perbenismo e le norme morali impongono una visione quasi virginale della sfera sessuale, sopprimendo il lato puramente istintivo e animalesco che lo rappresenta. Sembra quasi che il sesso deve rimanere un margine, un difetto di una macchina perfetta.

Sex gate, ecco la parola che subito risuona nella mia mente quando penso ai numerosi scandali sessuali e/o di pedofilia nella Chiesa scoperti nel tempo, episodi che negli ultimi tempi vengono man mano a galla ma che in realtà sono sempre esistiti. Ogni prete prima di essere tale, con le severe leggi ecclesiastiche che lo limitano, è prima di tutto un uomo, con i suoi istinti e le sue debolezze, e di questo ne parleremo anche tra poco. Ma ciò che contrasta con un istinto primordiale di sessualità è un fenomeno che ahimè è molto diffuso in ambienti religiosi ( che in questo caso nulla ha a che fare con la religione ) … Cosa? La Pedofilia! Si, proprio così, una parola che al solo nominarla fa venire i brividi, e che se poi praticata da uomini di Chiesa, coloro che dovrebbero rappresentare il Bene di Dio, fa venire una rabbia incontrollabile. Allo stato attuale, negare l’esistenza delle questioni pedofilia all’interno della Chiesa sarebbe non soltanto criminale, ma anche ridicolo. Non meno importante, però, è inquadrare il fenomeno dalla giusta prospettiva, un dovere nei confronti delle vittime e dei moltissimi sacerdoti del tutto estranei a queste vicende. Iniziando, ad esempio, a distinguere i pedofili con i “preti pedofili”, espressione che sembra avanzare una coincidenza fra l’appartenenza al clero cattolico e l’essere autori di crimini sessuali: come si dice a Napoli, ed è doveroso fare, “ ‘ o ciacc e o medico”, ovvero è giusto essere onesti, dire le cose come stanno, e non fare di tutta l’erba un fascio, esiste la pedofilia in ambiti religiosi, ma purtroppo non solo lì. A partire dagli anni Ottanta, migliaia di sacerdoti in tutto il mondo sono stati inquisiti per aver abusato sessualmente di minori, decine di vescovi e di cardinali sono stati accusati di aver coperto e insabbiato le inchieste. Ma come mai la Chiesa ha faticato a reagire e non ha saputo affrontare lo scandalo della pedofilia? Le molte spiegazioni offerte fino ad ora sono parziali e nel complesso insoddisfacenti… Notizia che leggevo circa un mese fa e che riguarda Papa Francesco: Bergoglio ha constatato che “anche oggi vediamo quante volte nelle famiglie, la prima reazione è coprire tutto; una prima reazione che c’è sempre anche in altre istituzioni e anche nella Chiesa. Dobbiamo lottare con questa abitudine vecchia di coprire. So che voi siete sempre vigili nel proteggere i bambini anche nel contesto dei più moderni mezzi di comunicazione”. Per Francesco “la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori. Una notizia che lascia intendere un sottile filo di speranza nella lotta alla pedofilia, ma che, almeno credo, sia confinata solo a delle parole, fatti veri che contrastano questo fenomeno aberrante in ambito ecclesiastico non si vedono ancora…

A questo punto torno ad un punto di cui accennavo prima… Il prete, prima di essere tale, e con i limiti imposti dalla legge ecclesiastica, è un uomo, ha i suoi istinti ( e, per chi è cattolico occorre ricordare che gli istinti sono stati creati da Dio, sono insiti nell’uomo ), quindi credo sia logico che abbia i propri impulsi. E qui mi pongo una domanda da sempre: perchè non può avere una propria vita sessuale? Nella chiesa cattolica è oggi previsto l’obbligo di celibato per i sacerdoti, ma non è sempre stato così: il nuovo testamento non esige il celibato dei ministri sacri, ma lo propone piuttosto come libera obbedienza ad una speciale vocazione, Gesù stesso non ha posto questa imposizione nella scelta dei dodici apostoli, come anche gli stessi apostoli non hanno chiesto per coloro i quali venivano preposti alle prime comunità cristiane. L’origine del celibato non sono dunque i testi sacri ma le decisioni successive della chiesa, in particolare a partire dal IV secolo quando la chiesa d’occidente mediante l’intervento di vari concili provinciali e dei sommi pontefici, corroborò, estese e sanzionò questa pratica.

Così i “ministri di Dio” si sono mortificati, fustigati, repressi, ( e queste non sono parole vuote ma fatti iniziati durante il periodo del medioevo) fino a cedere, hanno compreso che l’astinenza sessuale che l’istituzione pretende da loro in cambio della aureola di santità che mette sulle loro teste è una truffa meschina, che non c’entra con il Vangelo e con il volere di Dio, ma serve solo a un’istituzione totalitaria per tenere sotto scacco prima di tutto loro stessi, spesso ricattati in cambio di coperture, e poi un popolo di fedeli convinto che i preti siano mezzi santi, che Dio li abbia scelti come suoi mediatori.

Forse sarò profano, da scomunica quasi, ma, al di là delle mie credenze ( non mi ritengo cattolico da un po’ di tempo ), non mi confesso da anni… Perché? Beh, uno dei motivi è proprio questo: non ritengo giusto raccontare i miei peccati ad un uomo che non vive una vita come la mia, non è un marito, un padre, un consiglio su come correggere la propria via la può dare solo l’esperienza, e se un prete non ha esperienze come quelle di un uomo comune che assoluzione e/o consiglio potrebbe dare?

Vorrei concludere con una domanda, forse blasfema, che ho posto anche ad inizio puntata: considerando che le indicazioni di fede su comportamenti e orientamenti sessuali dei fedeli sono da sempre dettagliate e spesso sono banalizzate in lunghe liste di permessi e divieti, ignorando le molte sfumature interpretative, come se Dio e/o i suoi ministri volessero decidere cosa deve o non deve avvenire tra le lenzuola dei credenti, allora dobbiamo pensare che davvero Dio ci osserva sotto le lenzuola?

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