Cemento e Città: alla ricerca del verde perduto

Cemento e Città

Puntata green quella che oggi, sabato 29 maggio, è stata proposta da Imagine – Il Mondo Che Vorrei. Ciò che spesso viene trascurato dalle Istituzioni e da tutti noi, messo da parte come “l’ultimo dei pensieri”, le città e il verde, l’urbanizzazione, il cemento che sovrasta le nostre città a discapito della natura e dei suoi spazi, senza soffermarci a pensare che senza il verde ogni città non viene vissuta ma subita.

Per discutere al meglio dell’argomento sono stati con noi due graditi ospiti, Guido Liotti, referente legale dell’Associazione Gente Green, ed Ermete Ferraro, coordinatore dell’Associazione Vas Campania.

La puntata è iniziata con un mio interrogativo, anzi direi quasi una riflessione… ci siamo mai resi conto che la modernizzazione delle aree urbane e il cemento che invade le nostre città ogni giorno di più sta distruggendo la natura e la nostra vita? Sì, è vero, i grandi palazzi, le auto, le grandi città moderne offrono un patrimonio di comodità che magari piccoli paesini di campagna non possono offrire però spunta anche una riflessione pura: l’urbanizzazione, la cementificazione e il consumo del suolo non sembrano davvero conoscere battute d’arresto e in alcuni casi, soprattutto nelle grandi città, trovare una piccola oasi verde può diventare quasi impossibile. Se a tutto questo sommiamo i fattori propri della vita in città ( traffico, smog, cemento, inquinamento acustico e ambientale ) è chiaro che la qualità della vita non può che risentirne.

Non sempre il progresso della civiltà va di pari passo con il rispetto dell’ambiente, l’urbanizzazione, cioè lo sviluppo di città già esistenti e la nascita di nuovi centri urbani, lo dimostra molto bene. L’assenza di regole e la cementificazione selvaggia hanno portato ingenti danni al nostro pianeta e alla biodiversità. Scrivendo questa puntata mi sono soffermato a pensare anche un altro fattore importante da non trascurare: le abitudini nostra civiltà cosiddetta “moderna” hanno contribuito al surriscaldamento climatico e al conseguente inquinamento dell’aria. L’aria delle città sta diventando sempre più irrespirabile. Scarichi di automobili così come gli scarichi industriali delle fabbriche che contribuiscono all’emissione di anidride carbonica. E da qui non posso che mettere come esempio un qualcosa che mi sta molto a cuore… scarichi e sversamenti di rifiuti tossici nell’area della cosiddetta Terra dei fuochi che sta causando morte dell’uomo e della stessa natura…

Attraverso varie letture, ho appreso una cosa che sinceramente mi fa un po’ paura, ovvero che entro il 2050 circa ⅔ della popolazione non solo italiana ma mondiale vivranno in zone del tutto urbane ( ciò mi fa pensare a grandi ammassi di cemento sparsi senza verde ). Il verde è un elemento determinante per alzare la qualità della vita cittadina, comprende tutta la natura che vedi nelle nostre città: i parchi, i viali alberati, i giardini pubblici e quelli privati, gli orti. Se vivi in città, non puoi fare a meno di queste zone naturali. Per ragioni ambientali ma non solo. Come esempio pongo me stesso: più volte, stressato dalla vita quotidiana, smog, e gli elementi della città, mi sono concesso giornate di relax in campagna, entrando in contatto con la natura anche con una semplice passeggiata nel parco. bene, mi sono sentito come per magia meglio. Si tratta di una sensazione a cui contribuiscono moltissimi fattori, e che ha basi scientifiche: moltissimi studi hanno dimostrato che vive meglio chi sta vicino al verde. Frequentando zone verdi la nostra salute avrà notevoli benefici (sotto il profilo respiratorio, cardiovascolare), lo stress diminuirà così come il rischio di depressione, e saremo più rilassati. Insomma, se si ha la fortuna di abitare in una città molto green, si potrà vivere sicuramente meglio fisicamente e mentalmente.

Il momento drammatico che da un anno e mezzo stiamo attraversando, quello del coronavirus, ha rafforzato la consapevolezza che la nostra salute e quella del pianeta vanno a braccetto, anche e soprattutto in città: la diffusione e le conseguenze del covid-19 sembrerebbero essere influenzate anche dalla qualità dell’aria. L’Università di Ginevra ha rilevato una correlazione tra alte concentrazioni di polveri sottili e aumento della diffusione del virus. Alberi, parchi, e tutto ciò che è natura possono dare una mano a risolvere il problema…

Altro argomento di cui abbiamo parlato è stato quello dei parchi, vere oasi nel deserto nel cemento delle città. Parlo di me ma credo a nome di un po’ la generalità delle persone… Fin da bambino il mio sogno era quello di avere come premio ( magari dopo aver fatto tutti i compiti di scuola ed essere andato bene alle interrogazioni alle elementari ) fare un giro in bicicletta all’aria aperta, immerso nella natura dei vari parchi cittadini. Il fruscio del vento che accarezzava le foglie degli alberi e il cinguettio degli uccellini posati sui rami erano un vero toccasana, un momento di relax e di gioia, mentre passeggiavo allegramente in compagnia dei miei genitori. Ecco, come me tante altre persone ricorderanno quei momenti spensierati ludici e innocui della propria fanciullezza. Devo dire di appartenere ad una delle ultime generazioni che ha potuto vedere tanto verde in città ( all’epoca, già nel clou della cementificazione e delle cattive amministrazioni già stava per iniziare un lento declino verso mete meno green ma forse proprio per le amministrazioni più giuste dal punto di vista di entrate economiche.)

Devo dire che questo desiderio di staccare la spina dopo magari una settimana stressante di lavoro, è rimasta anche ora, da “vecchietto”: Che sia estate, autunno, inverno o primavera, c’è sempre un giorno in cui ci si sente stanchi e scarichi, giorni in cui l’unico desiderio è mollare tutto per qualche ora. E quale modo migliore per farlo se non quello di rifugiarsi in un parco o in un’oasi, a contatto con la natura?

Parlando di parchi e città non posso non citare proprio Napoli, e le varie questioni legate ai vari parchi urbani presenti sul territorio partenopeo. Inizio subito a parlare di un parco, una villa, LA Villa per eccellenza di Napoli, la Villa Comunale, da sempre icona della città, la cui realizzazione risale al 1780 per volere del re Ferdinando IV di Borbone che, ispirandosi alle “Tuilieres” parigine, volle per sé e per la nobiltà napoletana un luogo di passeggio, di ritrovo e di tranquillità: era vietato l’accesso al popolo, e i viali alberati vennero abbelliti da statue neoclassiche, tempietti, fontane, e da una splendida cassa armonica in ghisa e vetro. Dal sempre la Villa Comunale è il luogo perfetto per passeggiare, rilassarsi nel verde, fermarsi agli chalet o fare interessanti incontri e resta sempre lo ‘spassiggio‘ preferito per i napoletani di tutte le età. Ma si può anche visitare la stazione zoologica Anton Dohrn, che ospita l’Acquario più antico d’Europa, e la famosa cassa armonica, restaurata qualche anno e restituita ai cittadini. Un qualcosa di spettacolare per qualsiasi turista che viene a visitare la città partenopea e per gli stessi cittadini…. Un sogno! Ahimè ultimamente non è proprio più così: segni chiari di degrado ed abbandono, credo sia inaccettabile che in una zona così bella come il lungomare di Napoli, meta principale di turisti, ci sia una villa comunale completamente abbandonata a se stessa, i giardini non sono curati, c’è sporcizia e i lavori sono in corso da tempo immemore: Sterpaglie che ingoiano panchine, siepi alte fino a un metro, rifiuti nei cespugli… Le statue, come quella di Giambattista Vico, sono deturpate con scritte spray. Insomma un vero caos, tutto abbandonato a se stesso, e tutto coperto dall’indifferenza di tuttti, o quasi.

In questi ultimi mesi tanto si è parlato di una possibile privatizzazione del parco, Un affidamento gratis e temporaneo, quindi, cioè senza oneri a carico dell’amministrazione, scelta che ha fatto molto parlare, argomento di forti proteste…

Concludo come sempre con una mia riflessione: sicuramente l’attenzione al verde in città è cresciuta molto ultimamente. I dati allarmanti sul cambiamento climatico e lo sviluppo di una serie di iniziative volte a promuovere la sostenibilità ambientale stanno contribuendo a un consolidamento di una coscienza ecologica collettiva. Se fino a poco tempo fa alcuni concetti erano in mano esclusivamente ad esperti di settore, ora si può dire che siano diventati di interesse comune, eppure la prospettiva di una reale trasformazione dei centri urbani in un’ottica green è ancora decisamente lontana. Che dire, incrociamo le dita, e regaliamoci un futuro green per noi e per le future generazioni!

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