Woman’s body: dall’oggettivazione allo stupro

Scritto da il 24 Aprile 2021

Nuova puntata di Imagine – Il Mondo Che Vorrei e nuova indagine sociale approfondita. Oggi è toccato ad una tematica che ahimè fa ancora parlare molto di se, nonostante l’avvento di una nuova società, moderna, o per meglio dire “evoluta”: la donna oggetto!

La storia insegna che la donna veniva non di rado schiavizzata e costretta a rimanere in casa per svolgere le mansioni domestiche e badare ad i figli mentre l’uomo poteva lavorare per guadagnare la pagnotta e dirigere il mondo. Le donne non avevano nessun potere e molti diritti, come l’accesso al voto e a determinati lavori, erano negati, insomma, un mondo rivolto verso il maschilismo in cui la donna era solo un oggetto. Ancora oggi, nonostante l’evoluzione ed il progresso della società, il tema della donna oggetto è un elemento di forte discussione nell’ambito dei diritti dell’uomo. A lavoro come in qualsiasi luogo della società gli uomini hanno praticamente il monopolio del potere. Troppo spesso si avvalgono del loro status “superiore” addirittura per fare avances sessuali non gradite ( sguardi maliziosi, tastate, pizzicotti,, carezze sul sedere ) fino ad arrivare a proposte chiare e tonde accompagnate dalla minaccia di licenziamento se vengono respinti. C’è da dire poi che molti uomini sembrano convinti che qualsiasi donna gradisce ogni forma di attenzione sessuale e ne sarà lusingata, sembra che il messaggio del maschio sia sempre lo stesso: “ il tuo dovere è quello di soddisfarmi, tu non sei uguale a me, tutto ciò che hai è solo il tuo corpo”.

L’articolo 3 della costituzione italiana tutela in realtà tutti i cittadini senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…

Parliamo ora di donna e pubblicità. Si, proprio la pubblicità, che ci bombarda ogni giorno di prodotti nuovi e/o convenienti da acquistare. Fin qui tutto normale. Ma, collegandoci proprio al discorso centrale della nostra puntata, possiamo notare come spesso e volentieri lo stereotipo femminile è usato come esca comunicativa, un modello usato per vendere, emozionare ed influire nella psiche umana per la scelta di acquisto. Il problema però è generale, non solo delle pubblicità ma anche degli stessi programmi televisivi, quelli che, almeno in teoria, dovrebbero servirci per allietare le nostre serate dallo stress della routine quotidiana. La televisione riaccende in pratica la polemica sulla donna oggetto. Nonostante i ruoli femminili nel mondo occidentale siano andati soggetti a cambiamenti notevoli negli ultimi anni, la rappresentazione della donna nei media è rimasta sostanzialmente la stessa: giovane, bella, poco vestita, euforica seduttrice e oggetto di desiderio sessuale. La donna quindi viene vista come donna oggetto. La tv offre un panorama di modelli di corpi irraggiungibili e astratti: in poche parole ritoccati al computer. A questo punto, oltre a visionare l’aspetto piacevole maschile nel vederli, andiamo a capire anche l’altro lato che vede simili modelli, la donna stessa. Vedersi in un corpo che non segue lo standard dettato dai mass media e dal marketing pubblicitario porta la donna a sentirsi frustrata ed inadatta, in continua ricerca ( magari attraverso diete, palestra, creme, interventi di chirurgia estetica e prodotti di bellezza ), di una “perfezione” che in realtà la porta all’autodistruzione. Ma questa perfezione non è altro che un modello imposto all’estremo con l’obiettivo di vendere prodotti, crea quei “bisogni necessari” che ci spingono al sovra-consumo, ottenendo per assurdo il risultato di anestetizzare le coscienze, dirottandole verso il culto dell’apparenza. In pratica attraverso le norme di bellezza le donne sono divenute degli utili di vendita e di produzione: delle donne oggetto.

Ed eccoci arrivati ad un punto clou della puntata, al fenomeno che non accenna a placarsi, allo stupro.

Che non derivi dalla mancanza di sbocchi sessuali alternativi è attestato dal fatto che molti stupratori sono sposati e/o hanno partner sessuali. L’obiettivo primario è quello di umiliare, di soggiogare la donna e di accrescere nell’aggressore il senso di potere, di superiorità.

L’uomo che stupra è uno spaccone insicuro che non ha altri mezzi per affermare la sua mascolinità. Gli effetti dello stupro possono essere devastanti per la vittima: danni fisici, emotivi, disgregazione della sua vita personale, sociale e sessuale. Se poi la vittima denuncia l’accaduto, il trauma emotivo viene rivissuto anche dopo mesi o anni davanti ad un tribunale in cui i dettagli più intimi vengono ricostruiti davanti ad un pubblico di estranei. Di solito gli avvocati della difesa tendono a far passare il carico della colpa dall’accusato alla vittima stessa, cercano di dimostrare che la donna è leggera, che se l’è cercata. Peggio ancora quando, facendo leva sul mito che le donne in un certo modo godono quando vengono violentate, sostengono che la vittima ha incoraggiato l’aggressione. Oltre a causare lesioni fisiche, la violenza sulla donna è associata a un rischio più elevato per diversi problemi sessuali e di salute riproduttiva, con conseguenze immediate e a lungo termine. Le conseguenze sulla salute mentale possono avere la stessa gravità di quelle fisiche ed essere altrettanto durature. I decessi che seguono la violenza sessuale possono essere dovuti a suicidio, infezione da HIV o omicidio (quest’ultimo si può verificare durante l’aggressione).

È urgente, credo, fare educazione all’umanità nelle scuole e università, crescere bambini e bambine con gli stessi diritti e doveri (non solo le bambine, ma anche i bambini devono imparare a fare i lavori domestici), educarli al rispetto e uguaglianza (non alle differenze/diversità) di tutti gli esseri umani (femmina non dovrà più essere un termine dispregiativo).


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