Plastic World: evoluzione o distruzione?

Plastica

Sabato 17/04/2021. Oggi, Imagine – Il Mondo Che Vorrei, va a toccare un argomento forse discusso da tempo ma non nella giusta misura o, per meglio dire, discusso, ma mai seriamente messo in discussione dai poteri forti e da tutti noi: l’uomo e la plastica, la plastica e l’ambiente.

Ci siamo avvalsi della presenza di Guido Liotti, rappresentante legale di Gente Green organizzazione di tutela ambientale,Marta Michetti, membro dell’Associazione appena citata, e Gaia Vitiello, membro del WWF Young.

Gran parte del nostro pianeta sta letteralmente nuotando nella plastica, danneggiando la salute degli animali e dell’uomo stesso. Inutile negarlo: la produzione di oggetti in plastica usa e getta sta sovrastando la stessa capacità umana di poterla gestire. Prestiamo per un attimo attenzione a ciò che ci circonda: di tutti gli oggetti di uso quotidiano, quanti di essi sono di plastica? Quanta plastica produciamo al giorno? Belle domande, che forse molti di noi pensano, ma che fanno scivolare via, magari pressati da altri problemi della routine della vita. Le comodità offerte dalla plastica hanno portato a una cultura dell’usa e getta che rivela il lato oscuro di questo materiale: oggi le plastiche monouso costituiscono il 40% di tutte quelle prodotte ogni anno. Molti di questi prodotti, ad esempio le buste di plastica o gli involucri per cibo, hanno una vita di pochi minuti o poche ore, anche se rimangano nell’ambiente per centinaia di anni.

Attualmente, nonostante la plastica sia la seconda maggiore fonte di emissioni di gas serra, la produzione di questo materiale non cessa e anzi continua ad aumentare. Ormai siamo miopi di fronte all’impatto ambientale della plastica, siamo ormai dipendenti della sua comodità. Purtroppo per noi, il 99% della plastica è generata da prodotti chimici derivanti dal petrolio, gas naturale e carbone, tutte risorse “sporche” e non rinnovabili. Le previsioni per il futuro indicano che entro il 2050 l’industria della plastica sarà responsabile del 20% del consumo mondiale di petrolio.

Riflettevo a lungo sul problema e mi sono fatto un’idea: il problema della plastica non è la plastica in sé, ma come questa viene gestita, ovvero il problema siamo noi. Una questione che investe il processo di sensibilizzazione e di cultura riguardo a come il consumatore gestisce i rifiuti, ed in particolare quelli plastici. Non vorrei cadere nelle solite banalità, o nei soliti discorsi che si fanno sul tema, ma vorrei far riflettere un po’ tutti sulla questione. Gli effetti negativi dell’eccessivo utilizzo di plastiche e derivati possono anche presentarsi in modo meno evidente (ma pur sempre molto dannoso) quando si parla di microplastiche, ovvero piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di un millimetro che stanno soffocando i mari e oceani, diventando spesso e volentieri cibo erroneamente ingerito da specie marine quali tartarughe e cetacei vari. Parlando dei tempi di decomposizione, un contenitore di polistirolo dura fino a 1000 anni, una cannuccia di plastica fino a 500 anni e una semplice busta di plastica fino a 20. Potrebbero sembrare all’apparenza solite parole di circostanza le nostre, una puntata banale su un argomento scontato… ma il nostro scopo è quello di poter svegliare le coscienze di tutti! La gente si fa scivolare questo problema di dosso, lo scansa come se non fosse roba sua, lo evita come se non riguardasse chiunque su questo pianeta. Forse non tutti sanno che il mondo in cui viviamo è un mondo patogeno, che l’aria, l’acqua e il cibo nella maggior parte dei casi sono inquinati, che i cibi che mangiamo, i vestiti che indossiamo possiedono microplastiche. Come fa una situazione del genere a non interessare tutti? Come fa a non allarmare ogni persona che esiste, vive e si muove in questo mondo?

Poche persone si rendono conto che sono anche i piccoli gesti quotidiani che possono cambiare le cose o che, perlomeno, possono tentare di arginare il problema: limitare l’uso della plastica, per esempio, o utilizzare bottiglie di vetro, o evitare di buttare le cicche delle sigarette per terra. Alcune sono regole di civiltà, altre sono abitudini che dobbiamo imparare a fare nostre. Ed è proprio sull’abitudine, a mio avviso, che l’attenzione deve spostarsi. È proprio sull’educazione che bisogna focalizzarsi affinché alle nuove generazioni risulti normale fare la differenziata, chiudere l’acqua mentre si fa la doccia, raggiungere un posto a piedi invece di prendere la macchina.

Il 22 aprile sarà la giornata mondiale della Terra, la più grande manifestazione ambientale del pianeta che coinvolge ogni anno 192 paesi e almeno un miliardo di persone. Si parla addirittura di Green Generation, quella generazione che guarda a un futuro sostenibile, a un sistema educativo che si ispira a tematiche ambientali, allo sviluppo della green economy. Ma forse la vera “Green Generation” sarà quella di persone che si comporteranno in maniera responsabile e corretta nei confronti dell’ambiente, sarà quella in cui non ci sarà bisogno di una giornata mondiale della Terra per sensibilizzare e per ricordare che il pianeta deve essere salvaguardato.

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