Gli invisibili, vite dimenticate! Ecco il tema di questa settimana ad Imagine!

Clochard

Nuova puntata di Imagine – Il Mondo Che Vorrei, nuova indagine e su un tema tanto scottante quanto tremendamente triste, il tema dei clochard. L’abbiamo affrontata grazie al supporto di una sociologa nonchè nostra amica, Giorgia Butera

Gli Invisibili, sembra esclusivamente il titolo di un film come quello interpretato da Richard Gere nel 2014 e che ha come personaggio chiave un senzatetto, ma è un termine molto triste che purtroppo ultimamente è usato per definire i clochard.

Esistono molte cause che portano alla perdita della propria casa e ad iniziare una vita senza radici:

  • Scelta volontaria di non avere fissa dimora, come ad esempio gli Yogi in India
  • Fuga dall’abuso domestico, e qui possiamo includere abusi fisici/mentali/sessuali
  • Fuoriuscita dal carcere, con la conseguente difficoltà a potersi reinserire in società
  • Problemi di salute mentale
  • Difficoltà economiche dovute a perdita di lavoro
  • Tossicodipendenze varie.

Ogni clochard nasconde una storia a sé che ha bisogno di essere capita ma spesso vengono visti con aria di indifferenza, gli occhi dei passanti vengono subito rivolti altrove per il timore di incrociare i loro e provocare un senso di compassione. Le persone senza dimora hanno difficoltà a mantenere relazioni e a trovare accoglienza dai servizi sociali, che spesso non riconoscono la persona come un utente di loro “competenza”, la grave emarginazione è una realtà dei paesi ricchi perché esistono fattori di esclusione che vanno oltre la sola sfera economica, la nostra società, quella del perbenismo assoluto, ha il vizio di attaccare queste persone o, peggio, trattarle con indifferenza: in ambito lavorativo, ad esempio, gli invisibili non riescono a potersi inserire anche a causa di tante etichettature tipo clochard/persona pigra e svogliata.

Ho voluto raccontare la storia di un clochard, e ho usato un nome di fantasia, Gerry. Un fantasma per tanti, un vero Invisibile, ma uomo di grande cuore oltre che di grande cultura pur non avendo una profonda istruzione scolastica. Gerry appare alla gente come un ammasso di coperte, come un uomo dalle scarpe consumate e dall’abbigliamento stracciato. Accanto a lui solo un piccolo zaino con pochi abiti, qualche ricambio e alcune lattine di birra, è sempre stato un grande intenditore di birre pregiate, ma ora consuma una semplicissima Peroni . Uomo ribelle, nei confronti della vita e degli stereotipi che lo hanno sempre circondato, un sognatore che, in seguito a degli eventi nefasti della sua vita, è diventato un senzatetto. Lancia sguardi di sfida verso chiunque si avvicini a lui gridando: “Andate via, non voglio nessuno, sto bene così! Non infastidisco nessuno ma voglio che nessuno infastidisca me!” Ora Gerry vive così, sfidando le intemperie, le malattie, ma conserva per quello che può una parte della sua vecchia identità, l’igiene personale: pur vivendo in condizioni precarie usa spesso piccoli proventi di elemosine per acquistare prodotti quali bagnoschiuma, shampoo, rasoi da barba… ama la pulizia da sempre. Attorno a lui vive una città, la sua città natale, nella frenesia dei ritmi quotidiani e nell’indifferenza verso il prossimo.

Rimanere senza casa non significa soltanto non avere un tetto sotto il quale ripararsi, significa soprattutto, essere privati della propria “dimora” che è molto di più dell’abitare: è quello spazio di relazioni, di rapporti interpersonali che consentono alla persona di “vivere” un territorio, di sentirsene parte integrante e vitale; è lo spazio “antropologico” dove la persona, la famiglia o il gruppo vivono le loro relazioni, la loro storia e si sentono parte di quel luogo.

I rischi della strada sono di vario tipo: ipotermia d’inverno, abbassamento delle difese immunitarie dovuto anche allo stress e alla fatica, rischio aggressioni etc. E’ un problema che tocca chiunque. A Napoli qualcuno ha inventato la casetta/rifugio pieghevole che si chiama “scorz” come minimo aiuto alla ipotermia studiata da un giovane ingegnere e messa a disposizione dei senza fissa dimora. Negli stati uniti ci sono aree dedicate agli “homeless” e la Scozia e’ sicuramente il paese dove il sistema di aiuti e’ il migliore con la “homeless action” e la possibilità’ per il cittadino di registrare la sua “application” come homeless. In Italia la situazione è più complessa, macchinosa: ad esempio gli interventi sono temporanei e hanno portata generale ( casa famiglia per 12 mesi massimo e poi via in strada di nuovo). Spesso gli “homeless” sono senza documenti ufficiali e dovrebbero darglieli obbligatoriamente ( almeno un certificato di nascita gratuito perché’ i 20 euro per la carta di identità’ non si trovano). Del resto potrebbero svolgere lavori sul territorio, i clochard conoscono meglio il territorio di tanti altri, ci sono luoghi abbandonati da sistemare o e’ possibile trasferire gli abili al lavoro in altri comuni usando la rete e piattaforme specifiche di aiuto.

Il problema clochard è spesso accompagnato al problema dell’emarginazione sociale, ci sono a dir la verità tanti Angeli della Strada che vegliano su di loro portando cibo, coperte e oggetti indispensabili per il sostentamento del corpo, ma spesso mancano sostegni psicologici per queste persone. La nostra società, quella del perbenismo assoluto, ha il vizio di attaccare queste persone o, peggio, trattarle con indifferenza: in ambito lavorativo, ad esempio, gli invisibili non riescono a potersi inserire anche a causa di tante etichettature tipo clochard/persona pigra e svogliata. La comunità di Sant’Egidio, ad esempio, lancia un appello in tutto il paese per una raccolta straordinaria di aiuti a favore di chi vive per strada. A Roma e in numerose città italiane è possibile partecipare alle iniziative della comunità, sia portando coperte, sacchi a pelo e accessori di lana nei centri di raccolta, sia unendosi di persona alle distribuzioni in programma. Per informazioni consultare www.santegidio.org o chiamare allo 064292929 .

Sappiamo che la vita di un clochard non è affatto facile e in questo periodo di pandemia è peggiorata notevolmente: una difficoltà è data ad esempio dal servizio mense dove spesso non si riesce a rispettare la distanza di un metro per spazi ridotti o per sovraffollamento dovuto all’enorme quantità di richiedenti oppure dai molti dormitori che hanno deciso di non aprire le porte a nuovi ospiti.

Vorrei concludere citando nuovamente il mio personaggio scelto come protagonista di questo tema: Gerry. Gerry resta in riva al mare, scrutando oltre l’orizzonte dell’insolenza umana, intravedendo nel suo immaginario degli alieni che lo rapiscono non per fargli del male, ma per portarlo, seppur per un breve attimo, in una dimensione di un mondo leale, senza ingiustizie e contraddizioni come accade nel nostro Pianeta.

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