Perchè Sanremo è Sanremo.. o forse no!

Sanremo

Febbraio, mese dell’amore e della musica. Ad Imagine – Il Mondo Che Vorrei abbiamo approfondito il tema della musica e di … Sanremo! Si, proprio Sanremo, il Festival che da anni rappresenta per il panorama musicale italiano un contenitore di nuove canzoni e un trampolino di lancio per tanti cantanti. Ne abbiamo parlato con degli ospiti speciali, fortemente voluti da noi, i Sezione Aurea, gruppo di Parma e autori del brano che rappresenta la nostra sigla.

Come dicevo inizialmente, il mese di febbraio è da sempre il mese di Sanremo ( tranne quest’anno, che si terrà a marzo): la musica in generale è da sempre un mezzo in grado di unire tutti, può rallegrare o confortare. Ascoltare musica è una delle azioni quotidiane che si fanno automaticamente ( in auto, in treno, prima di andare a lavoro … ).

La musica è, come dicevo, anche uno strumento di aggregazione sociale, è una forma di comunicazione, un qualche cosa che mette in relazione gli individui, nel tempo e nello spazio; raggiunge chiunque, a prescindere dalla generazione di appartenenza, del periodo storico, dello spazio geografico e riguarda sia la dimensione individuale e personale (quella delle emozioni) sia quella sociale (l’aggregazione, i fenomeni politici e civili). L’esperienza musicale diventa oggetto di interesse anche per una scienza come la sociologia, perché si creano relazioni sociali e personali: le forme di aggregazione e partecipazione agli eventi musicali sono un fenomeno di interesse sociologico, la musica in sé, come forma di comunicazione è un oggetto della sociologia.

Da grande amante del pensiero di John Lennon, non posso non far riferimento a lui e al suo magnifico testo ( una poesia di speranza vera e propria ) Imagine, una canzone di pace che ha unito le generazioni nei pensieri di fratellanza, di unione tra i popoli. Una semplice canzone? Assolutamente no posso dire, anche perchè è riuscita ad unire milioni di persone, soprattutto in momenti critici della storia contemporanea ( vedi il periodo di lockdown ).

Il tema della giornata è il Festival di Sanremo o più comunemente e semplicemente Sanremo, una manifestazione canora che dal 1951 fa parte della vita musicale italiana. Una kermesse che ha funzionato nel corso degli anni per consacrare mostri sacri e per lanciare verso il successo vari artisti ( ricordiamo ad esempio Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Vasco Rossi ) e che, dopo un periodo quasi di declino, è riuscito a ritornare al successo popolare grazie ad un conduttore quale Pippo Baudo, capace di trasformare un insieme di canzoni in un vero e proprio show televisivo.

A proposito di questo faccio un piccolo ritorno al mio passato, che credo che accomuna un po’ tutti coloro che fanno parte della mia generazione: fin da ragazzino. Sanremo era considerato per me un vero evento, lo attendevo già dalla fine di gennaio, quando iniziavano spot pubblicitari in tv per annunciare il giorno d’inizio. E ricordo come per un’intera settimana attendevo le 20.30, ora di inizio del festival e di come scommettevo con i miei genitori e mia sorella ( tutti seduti sul divano ) su chi potesse vincere quell’edizione o chi avrebbe poi avuto successo ( devo dire che in questo il vero talent scout è sempre stata mia madre che ha fin da subito scommesso su artisti quali Marco Masini o Laura Pausini ). Vabbè, pardon, questo mio breve flashback, torniamo a noi.

La kermesse sanremese è un ottimo trampolino di lancio per le giovani leve della musica, seppur di spese da sostenere ce ne sono parecchie ( secondo un’indagine de il sole24ore si aggira attorno ai 100mila euro, seppur il festival ne rimborsa circa la metà ). Sono rimasto basito nell’apprendere che i cantanti che partecipano alla gara, non prendono soldi, solo dei rimborsi spese per la partecipazioni. Rimborsi spese che comprendono albergo, ristoranti per loro e per i loro accompagnatori, quindi niente di che. Beh, ho cercato di analizzare nel mio piccolo la kermesse Sanremese, e non posso non citare quelle che da semplici inciuci popolari si sono trasformate in vere e proprie “indagini”: mi riferisco in particolar modo all’oggetto Sanremo e raccomandazioni, una vera bomba innescata dalla nota trasmissione serale Striscia la Notizia. Il programma satirico ha ipotizzato che alcuni artisti vengano raccomandati dalle case discografiche, promettendo in cambio ospitate dei propri artisti internazionali durante le serate festivaliere. Sappiamo tutti che le canzoni migliori sono quelle che hanno venduto meno, così come non hanno mai vinto. Sappiamo anche che chi vince, raramente poi passa in radio. Alcune canzoni proposte non vengono accolte, seppur dotate di testi ricchi di significato, magari per favorire il cantante più raccomandato o per favorire l’entrata in scena del personaggio del momento, della maschera piuttosto che della voce, tutto in nome del Dio Denaro ( un personaggio creato ad hoc e seguito già dai giovani fans porta più ascolti e quindi più soldi rispetto magari ad un cantante più bravo dotato di voce e testo impegnato ma magari ancora sconosciuto ). Si dice che il Festival favorisce canzoni “adatte” al pubblico sanremese, canzoni semplici e d’amore ad esempio… ma a questo punto mi pongo una domanda: come mai vengono proposte e accettate anche testi che inneggiano a droghe ( Roll Royce ad esempio ) e non accettate testi di denuncia ( tipo Caramelle di Pierdavide Carone ) ?

Parliamo ora però di una notizia bomba che sta riscuotendo non poche critiche in questi ultimi giorni: far entrare ad ogni costo il pubblico ( anche se in maniera ridotta ) all’interno dell’Ariston proprio in occasione del Festival, in piena pandemia e con le varie restrizioni dei vari DCPM voluti dal governo. Sappiamo tutti che causa covid i teatri restano tutt’oggi chiusi… come mai tanto clamore per far aprire l’Ariston in occasione di Sanremo? l’Ariston non è forse un teatro? Che si sta combinando, figli e figliastri?

Cercasi figuranti per il Festival di Sanremo. Come annunciato, e a fronte dell’impossibilità di ospitare pubblico “vero”, pagante o invitato, all’interno del Teatro Ariston in occasione della prossima edizione del Festival (dal 2 al 6 marzo), la Rai ha lanciato una sorta di “bando” per i figuranti che occuperanno le poltrone, come già accaduto in altri programmi tv. La Rai, si legge in un avviso che sta circolando in queste ore, “sta reclutando, con carattere di urgenza, coppie di figuranti conviventi per le cinque serate in diretta dal Teatro Ariston“: “È fondamentale avere il requisito di convivente, viene precisato, che permetterà di occupare due poltrone ravvicinate, distanziate dalle altre almeno di un metro. Sarà richiesta un’autodichiarazione di convivenza e inoltre sarà richiesto un tampone (rimborsato da Rai) nei giorni precedenti la prima convocazione”.

Ora sinceramente, e , ammetto, anche a ‘mo di polemica, mi sorge una domanda: ma perchè farlo per Sanremo e non per un normalissimo teatro, fonte di cultura, ormai tutti fermi causa covid da marzo? Come può sopravvivere la cultura così? A quanto pare questa scelta alquanto discutibile ha scatenato l’ira non solo mia ma di tantissime persone, varie petizioni online sono state fatte contro questa scelta azzardata, in 48 ore ha già superato le 20mila firme la petizione lanciata su Change.org da Claudio Bellumore, direttore di coro e musicista, per chiedere al governo e alla Rai di assicurare la parità di trattamento tra tutti i teatri italiani. “Cosa cambia tra i figuranti e il pubblico?”, si domanda l’autore della campagna. “Non si tratta sempre di persone sedute in platea che assistono allo spettacolo? Ne differisce solo il nome, un ottimo escamotage legale che offende tutti gli italiani che non possono lavorare nei teatri e quelli che da mesi non possono godere dell’arte. In altro modo anche tutti gli altri teatri italiani potrebbero applicare rigidi criteri e protocolli di monitoraggio della diffusione del Covid-19, sanificazione e distanziamento, come hanno già fatto nei mesi estivi con ottimi risultati. La legge è uguale per tutti(?)”

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