Teatro, giovani e… Covid: chi fermerà la cultura?

Scritto da il 12 Dicembre 2020

Di cosa abbiamo parlato? Beh, di una tematica che tocca dal vivo la Cultura ma non sempre è tenuta nella giusta considerazione nella nostra società, il Teatro. Lo abbiamo fatto come sempre toccando dei punti chiave e con il supporto di ben 2 graditi ospiti, Stefano Iaconis, founder della compagnia amatoriale TeatrAmando di Napoli, e Stefania De Francesco, grande attrice che ha calcato le scene di Un Posto Al Sole ma anche di tantissimi teatri nazionali.

Parlare di teatro significa parlare di Arte a 360 gradi. Dall’antica Grecia al giorno d’oggi ha dato sempre un suo valido supporto per accrescere la cultura delle varie società che si sono succedute.

Ci si può chiedere… sì, ma quando nasce il teatro e perché? Beh, di sicuro il teatro occidentale nasce proprio nell’antica Grecia ( presumibilmente intorno alla metà del VI secolo a.C.) grazie al poeta Tespi, che, per organizzare le feste dedicate al Dio Dioniso organizza un dramma teatrale per intrattenere un vero pubblico di spettatori nella polis. Si diffonde poi attraverso l’Impero Romano un po’ in tutto il mondo e viaggia poi nelle tradizioni culturali delle varie società nel tempo fino ad arrivare ai tempi moderni.

Ma torniamo con la nostra macchina del tempo al giorno d’oggi, e al contributo che il teatro ha dato e dà ancora al diffondersi del sapere.

In un mondo ormai digitalizzato, dove tutto è a portata di smartphone o dove ogni verità o fonte di saggezza deriva dai social o, peggio ancora, da pseudo modelli di influencer, il teatro ha uno scopo educativo vero e proprio: allena gli individui ad affrontare con maggior sicurezza il reale, li aiuta a comprendere la difficile realtà sociale in cui vivono e li sostiene nel loro lavoro di crescita. Ecco, ho parlato di influencer… Ne abbiamo già parlato in una delle nostre puntate, ma non riesco proprio a farmene una ragione. Con un sottile vena polemica ne riesco a parlare, anche perchè, fatte le dovute eccezioni, proprio non riesco a comprendere come sia possibile che i giovanissimi di oggi seguono a ‘mo di idoli questi personaggi “fantocci” creati da e per una società orientata più verso le banalità, le tiktokate piuttosto che seguire e/o assistere a rappresentazioni teatrali che arricchiscono di tanto la propria mente, la propria cultura.

Abbiamo affrontato il tema del teatro, e abbiamo approfondito anche un settore teatrale molto importante, il teatro amatoriale. Ecco, forse un aggettivo che non dà il giusto merito ad un settore nato dalla forte passione e impegno di chi lo fa. E’ un Teatro fatto da persone che portano avanti oltre il lavoro e gli impegni familiari, in maniera spesso assolutamente gratuita e volontaristica, proprio per il forte amore che nutrono per il Teatro, contribuendo alla crescita culturale e sociale della comunità in cui vivono. Un Teatro che spesso non fa notizia ma capace di riportare chi lo fa alle radici stesse del far Teatro: l’incontro con l’Altro.

Un settore nato più o meno verso la fine dell’800 con nette similitudini con il teatro professionistico ma che strutturalmente ha delle differenze: innanzitutto, come dicevo poco fa, il teatro amatoriale non è la fonte si sostentamento di coloro che lo praticano e per questo ha a disposizione meno fondi e una visibilità nettamente inferiore rispetto al teatro professionistico. Fatto sta che spesso e volentieri, pur non avendo gli stessi budget, il teatro amatoriale è spesso di una qualità superiore rispetto a quello professionistico. Parlo per esperienza, e ne spiego brevemente una storia successa a febbraio 2020 ( poco prima del primo lockdown covid )… Con orgoglio dico di essere cresciuto a “pane ed Eduardo”, amo da sempre il teatro, e soprattutto quello classico napoletano. Premesso questo, ero alla ricerca di rappresentazioni teatrali amatoriali a Napoli proprio sul settore classico, anche per imparare i trucchi del mestiere ( non nascondo di aver sempre desiderato di fare dei corsi di teatro ). Ecco che girando un po’ sul web mi imbatto nella pagina di TaetrAmando, e noto uno spettacolo di Scarpetta ( Doje gocce d’acqua ) che avrebbe rappresentato da lì a pochi giorni. Immediatamente acquisto i biglietti ( e proprio in quell’occasione conosco dal vivo Stefano e Tiziana, sua moglie nonchè co founder della compagnia ). Resto completamente folgorato, il cuore a 1000h quando assisto alla rappresentazione sabato 29 febbraio. Da allora ho amato ancor di più il teatro, anche se questo maledetto covid da quel momento non ha più permesso a TeatrAmando e a tutto il settore culturale teatrale di poter esprimere l’Arte al pubblico.

Questo maledetto periodo di pandemia ha fermato un po’ tutto, e, ahimè anche il Teatro come fonte di cultura. Proprio nel periodo in cui è apparso evidente un po’ a tutti il ruolo essenziale dell’arte e della cultura per la vita umana (basta pensare anche solo per un attimo quale sarebbe ora la condizione psicologica collettiva se durante il lockdown non avessimo potuto ascoltare musica, leggere libri, vedere film, serie tv, registrazioni di spettacoli teatrali), proprio in quel momento si è deciso di metterla ai margini. Un settore sacro, quello del teatro e del cinema, un veicolo importantissimo di cultura a tutti i livelli e che ha riportato perdite gravissime e in alcuni casi insanabili, già dopo il lockdown di marzo. Ora dopo l’arrivo della seconda ondata di covid ecco che è stata di nuovo fermata la cultura. Poche settimane fa Simone Cristicchi si sfoga su Facebook così: “I teatri, luoghi sacri, uniche isole rimaste dove bere acqua di sorgente. Siamo maghi, saltimbanchi, donne scimmia, forzuti e fragili, spesso invisibili: siamo uomini e donne del fantastico mondo dello spettacolo. Quelli che vi fanno ridere, piangere, sopravvivere al Nulla che avanza. Non siamo indispensabili? Semplicemente SIAMO, e per questo, anche NOI, sacri”. Ecco, uno sfogo di rabbia e di consapevolezza dello stato delle cose, fa tristezza vedere un settore così importante per la cultura completamente fermo mentre magari ne vediamo altri come l’industria calcio che continua nonostante tutto. Si potrà contestare questa mia affermazione dicendo “il calcio si fa anche senza pubblico ma il teatro no”… Vero, ma possibile magari che non si è sfruttata l’idea della tecnologia in questo? Lancio un’idea, non so se giusta o sbagliata, ma un qualcosa che mi frulla nella testa da un po’… Si potrebbero sfruttare le varie tv a pagamento ( sky, netflix & company ) per proporre spettacoli teatrali e, seppur virtualmente, tentare di arginare questo vuoto che si è creato in questi ultimi lunghissimi mesi?

In conclusione: il teatro può aiutare a riscoprire il piacere di agire e di sperimentare forme diverse di comunicazione, favorendo una crescita integrata di tutti i livelli della personalità. In questo senso è uno strumento educativo in grado di restituire una centralità all’essere umano in tutte le sue componenti, fisiche e spirituali.

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