Tradizioni, consumo e… falso perbenismo: qualcuno salvi il Natale!

Scritto da il 5 Dicembre 2020

Nuova puntata di Imagine – Il Mondo Che Vorrei andata in onda sabato 5 dicembre 2020 e una nuova tematica è stata affrontata, quella relativa al Natale, alle festività e al falso perbenismo che ruota da sempre attorno alla festa più sentita dell’anno.

Il Natale… Una festività molto sentita un po’ da tutti, dai bambini come dagli adulti. Una festa cattolica si, ma altamente sentita anche per chi è addirittura ateo. La nascita di Cristo, festa di pace e di amore nel mondo, giorno in cui ci si raccoglie in famiglia per stare con le persone più care. C’è aria di festa in questo mese di dicembre. Un’atmosfera unica che si respira solo in questo periodo dell’anno, un’atmosfera fatta di rituali tramandati fin dai nonni dei nostri nonni, che allietavano il Natale. Si inizia l’8 dicembre con gli addobbi delle case, delle strade, dei balconi illuminati, per concludersi con la cavalcata dei Magi il 6 gennaio.

E inevitabilmente l’avvicinarsi del Natale fa emergere in tutti noi i ricordi di Natali passati, di quando erano bambini, ricordi che fanno venire la classica “lacrima” di nostalgia di tempi passati che non tornano più. Molto probabilmente tradizioni e aspetti legati ad un sentimentalismo ormai quasi inesistente: se chiediamo oggi ai bambini che cosa associano al Natale la risposta sarà probabilmente REGALO! Non si può fare di tutta l’erba un fascio ma è innegabile che il sentimento sta perdendo sempre più vita per favorire la crescita preponderante del CONSUMISMO. Natale poi è associato ad una figura in particolare, Babbo Natale: l’immagine di Babbo Natale ( Santa Claus ) nasce nel 1823 con un poema di Clement Clarke Moore e i bambini cominciano a visitare i grandi magazzini per sedersi in braccio all’anziano barbuto che porta doni. Nel 1874, la catena di negozi Macy’s cominciò ad addobbare le vetrine presentando al pubblico desiderabili oggetti da regalare e ricevere, mentre un anno più tardi Louis Prang iniziò a stampare i primi biglietti di auguri. Nel 1931, la Coca-Cola inizia ad utilizzare il personaggio creato da Moore nella sua pubblicità, vestendolo di rosso e creando definitivamente il mito di Babbo Natale.

Potrebbe sembrare che le generazioni moderne sostituiscano la magia e il sentimento con una corsa al consumo e al divertimento che stordisce e poi che tradizioni e valori siano sotterrati, dimenticati, quasi rinnegati. La corsa ai regali, i lunghi pranzoni succulenti, la frenesia del capodanno come unica festa sentita sembrano sopperire il vero senso delle festività natalizie. Forse in parte è vero, qualcosa è inevitabilmente cambiato con l’evolversi delle generazioni. Per le persone cosiddette vintage era tradizione uscire per le vie addobbate e trascorrere intere giornate tra la folla a cercare il regalo perfetto nei vari negozi locali per i propri cari e i propri amici. Erano momenti magici, passeggiare ed entrare nei vari negozi era un momento gioioso, ricco, e dove si poteva respirare a pieni polmoni l’atmosfera natalizia. Oggi è cambiato un po’ tutto, il negozio fisico sta man mano lasciando il posto al più celere, economico, ma freddo ecommerce. Negli ultimi anni è cresciuto sempre di più il fenomeno delle vendite online e in quest’ultimo periodo di pandemia ha avuto un netto rialzo rispetto alla crescita già imponente degli ultimi tempi. A seguito di questo improvviso cambiamento di tendenza è sempre più probabile che gli utenti nel prossimo futuro continueranno a prediligere il digitale con la conseguente accelerazione delle vendite tramite e-commerce; tutto questo favorirà di certo le aziende che dimostreranno di essere pronte a fornire i propri servizi in modo efficiente, solo quelle in grado di reagire e di rimodernarsi ne usciranno competitive e più forti. Il negozio online ha notevoli vantaggi rispetto al classico negozio fisico: ad esempio ha spese ridotte visto che paga meno tasse ed è sempre disponibile in qualsiasi ora del giorno. Ma analizzando bene, possiamo notare che anche il negozio fisico ha i suoi vantaggi, basta pensare al’interazione diretta con il prodotto desiderato, un’assistenza immediata e i costi di spedizione inesistenti, senza contare un aspetto di notevole importanza sociale, l’interazione con il personale, con il negoziante, cosa che un freddo sito internet non può offrire. Forse una delle ragioni per cui l’ecommerce sbanca ora il mercato rispetto a ieri è dato dalla frenesia della vita moderna, o perché si è diventati semplicemente più pigri. Non ho tempo, ecco la frase tipica adottata da chi pur di far presto e di conciliare i vari impegni quotidiani preferisce un acquisto con un semplice click freddo piuttosto che girare tra le varie strade cittadine perdendo tante ore della giornata. Ho letto però di un’iniziativa molto importante al riguardo: dalla Francia è addirittura partita l’iniziativa #NoelSansAmazon, Natale senza Amazon, il cui scopo è piuttosto ovvio: evitare di fare acquisti sulla piattaforma di Jeff Bezos favorendo le imprese locali. Oltralpe molti politici hanno aderito alla petizione e la discussione è arrivata anche in Italia. Confesercenti è stata tra le prime ad apprezzare l’iniziativa, parlando di “squilibrio di concorrenza gravissimo” tra i rivenditori online e quelli fisici, e che i primi sfruttano quelle che di fatto è una condizione di monopolio. E cita alcune cifre emblematiche. sono 190.000 i negozi chiusi nelle zone rosse, a cui se ne aggiungono altri 68.000 in altre aree che non possono aprire la domenica, e ulteriori 50.000 che, trovandosi nei centri commerciali, sono chiusi per tutto il weekend. Se la situazione rimane quella attuale, per i negozi fisici gli introiti potrebbero ridursi di 4 miliardi di euro, in favore degli e-commerce. Facciamo mai caso che i giganti dell’online magari hanno sedi legali all’estero o, peggio ancora, nei grandi paradisi fiscali, e di tasse pagano l’1% di quello che in realtà pagano i negozi fisici nostrani? Facciamo mai un’attenta analisi di coscienza per capire che comprare online si fa certo risparmiare sul prodotto ma affondiamo la nostra economia nazionale?

Altro aspetto legato alle festività natalizie da non trascurare: Natale, festa per tutti, ma non per gli “invisibili”… Ecco, mi va di utilizzare proprio questo termine, Invisibili, che potrebbe sembrare il titolo di un film come quello interpretato da Richard Gere nel 2014 e che ha come personaggio chiave un senzatetto, ma è un termine molto triste che purtroppo ultimamente è usato per definire i clochard. Spesso i clochard vengono visti con aria di indifferenza, gli occhi dei passanti vengono subito rivolti altrove per il timore di incrociare i loro e provocare un senso di compassione. Sappiamo che la vita di un clochard non è affatto facile e in questo periodo di quarantena è peggiorata notevolmente: una difficoltà è data ad esempio dal servizio mense dove spesso non si riesce a rispettare la distanza di un metro per spazi ridotti o per sovraffollamento dovuto all’enorme quantità di richiedenti oppure dai molti dormitori che hanno deciso di non aprire le porte a nuovi ospiti.

Natale, la festa dove siamo tutti più buoni ( ? ) ma che pone a me come in tante persone un forte dubbio, forse è anche lo show dell’ipocrisia. E lo dico senza mezzi termini, basandomi su fatti reali. Dovute eccezioni permettendo ( persone ed associazioni che sacrificano la maggior parte del proprio tempo e 365 giorni l’anno per dare una mano a chi ha bisogno ), il periodo natalizio diventa la festa del falso buonismo: tv che ci tempestano di raccolte fondi per i bisognosi, cene di beneficenza, cesti di solidarietà e via dicendo, cose che guarda caso si fanno vedere e sentire solo in questo periodo per poi scomparire “magicamente” dopo il 6 gennaio… finito il periodo Natalizio ecco che si ritorna alla “consuetudine”, ritorniamo tutti com’eravamo prima di Natale: non c’è bisogno di essere buoni e caritatevoli, ora possiamo riprendere a farci i fatti nostri nella più totale indifferenza di quello che accade intorno a noi. Perché? La realtà, credo, è che viviamo in una società fatta di ipocrisia e falsità, dove i valori sono stati calpestati, dove vige l’individualismo e solo a Natale si riscoprono le tradizioni, il senso della famiglia, il voler stare insieme etc… e poi per il resto dell’anno? Ci dimentichiamo di tutto. Ed ecco che magicamente gli Invisibili, nella nostra società, quella del perbenismo assoluto, e che ha il vizio di trattare con indifferenza, vengono VISTI per una sola giornata all’anno, con chiunque che fa a gara per offrire un pasto o una coperta ma che poi si dimostra noncurante o indifferente se magari a gennaio/febbraio ( mesi più freddi per eccellenza ) gli stessi clochard e le persone bisognose a cui si è offerto un piatto caldo poi muoiono di freddo e/o fame.

Di quel bambino che come culla ha avuto solo una mangiatoia si sono dimenticati quasi tutti. Lui non aveva abiti firmati e omogeneizzati, attorno aveva poveri pastori che non avevano nulla da regalargli, eppure era Natale e c’era Amore.


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