Diego Armando Maradona, un mito nell’Olimpo dell’Eternità.

Scritto da il 26 Novembre 2020

El pibe de oro, la mano de D10S, al secolo Diego Armando Maradona.

Da ieri impazzano in ogni dove notizie circa la sua morte prematura, avvenuta per arresto cardiaco, e da ieri sono tornate anche critiche sul suo stile di vita. Noi siamo abituati a guardare Oltre, e in questo caso a parlare dell’idolo Maradona, non a criticare l’uomo Maradona, anche perchè, come disse qualche anno fa una certa persona… Chi è senza peccato sia il primo a scagliare la pietra.

Genio e sregolatezza, Maradona, detto “El Pelusa”, riuscì a dimostrare fin da bambino di essere nato con una dote particolare per il calcio, tanto da riuscire a giocare a 10 anni nella squadra giovanile dell’Argentinos Juniors.

Noto anche come El Pibe de Oro (Il Ragazzo d’Oro), ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys in una carriera da professionista più che ventennale. Alla fine del 2000 è stato eletto da un sondaggio popolare indetto dalla FIFA miglior calciatore del secolo con una percentuale schiacciante: il 53,6% dei voti, ovvero, da solo, la maggioranza assoluta.

Una data che il popolo napoletano, come d’altronde tutti i Veri amanti del calcio, ricorderà per sempre è il 5 luglio del 1984, giorno in cui Diego viene presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e viene accolto da circa ottantamila persone. Da quel giorno la storia del Calcio Napoli e la storia dell’intera città partenopea è cambiata: la sua magia, i suoi palleggi e la sua follia hanno incantato tutti, diventando addirittura un “protagonista” indiretto di alcune battute di un noto film di Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista, tipo “San Gennà, non ti crucciare, tu lo sai ti voglio bene. Ma ‘na finta e Maradona squaglia o’ sanghe dint ‘e vene.”

Da quel momento Maradona prende per mano la squadra e tutta la città rendendola celebre al di là del suo eterno splendore, della sua ricchezza di storia e di arte, rendendola celebre per l’eternità, riscattandola. Un regalo enorme, per chi come il popolo napoletano era abituato ad essere sempre criticato per tutto e su tutto. Un regalo ricambiato con l’affetto di tutti: un amore mai spento, e ricordiamo come ad esempio, passeggiando per i vicoli tipici della città si possono vedere tutt’oggi, a distanza di tanti anni, statue ed altarini dedicati proprio a lui, il Dio del calcio. Napoli è così, un perfetto mix tra sacro e profano, e a tal proposito è giusto citare un famoso altarino creato ad hoc per lui a piazzatta Nilo, lì dove si trova il famoso capello di Maradona, un culto particolare ma genuino, e proprio a pochi passi dal Duomo dove è custodito il miracoloso sangue di San Gennaro, patrono della città. Una reliquia da scomunica quasi, eppure oggetto di culto e ammirazione, ideata dal titolare di un noto bar di quella piazza nel 1990, dopo una fortunata coincidenza: si era ritrovato, per il ritorno dalla sua trasferta della partita persa contro il Milan, sullo stesso volo di linea su cui viaggiavano anche i giocatori della squadra del Napoli. Alla fine del viaggio, i calciatori del Napoli andarono via dall’aereo prima di tutti gli altri viaggiatori: prima di uscire, Bruno, il titolare del bar, guardò il sedile fino a pochi minuti prima occupato da Diego e cercava qualcosa, un indizio che potesse consentirgli di testimoniare a tutti e a se stesso quel suo viaggio, quel suo contatto con il Mito. Improvvisamente intravide qualcosa di strano, come una piccola macchiolina scura nella parte alta del sedile occupato da Maradona, si avvicina e notò quelli che gli sembravano essere dei capelli, i capelli di Maradona. Immediatamente raccolse il suo trofeo, inserendolo nella bustina di cellophan del suo pacchetto di Marlboro per poterlo custodire. Da lì a una settimana è nata l’idea ed è così cominciata la storia della bacheca contenente la reliquia.

Ecco, Diego non è stato solo un calciatore, e il migliore di tutti i tempi, ma un amico di tutti, il signore della porta accanto, una persona di famiglia. è presente ovunque: su murales, nei bar e negli occhi della gente, Il #10 è diventato un simbolo di Partenope, al pari della pizza e di Pulcinella.

Una città sconvolta, la morte di Diego Armando Maradona è arrivata come la notizia della morte di un parente, partito per vivere lontano ma sempre vicino. L’incredulità è negli occhi di tutti, dai più vecchi ai più giovani. Maradona ci ha insegnato a sognare, a sentirci uniti, un sogno per le vecchie e nuove generazioni, come una bella donna, il nostro sogno erotico e proibito che improvvisamente si avvicina a noi e ci bacia. Non interessa approfondire i suoi errori da uomo, ma raccontare e tramandare le gesta del mito, ciò che ci ha donato. Oggi Il mondo intero piange Maradona, il genio del calcio, il rivoluzionario, in campo e fuori. Dalla parte dei deboli, contro i potenti arroganti e violenti, il ragazzo povero di periferia che, a modo suo, non aveva mai sbiadito la sua consapevolezza e sensibilità sulle cose del mondo, sulla sofferenza degli oppressi.


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