La pedofilia e gli abusi sui minori il tema della decima puntata di Imagine.

Scritto da il 17 Ottobre 2020

Decima puntata di Imagine – Il Mondo Che Vorrei, decima indagine su ciò che ci circonda, ciò che spesso ignoriamo per pigrizia o per paura: la pedofilia e gli abusi sui minori. Imagine è soprattutto questo, svegliare le coscienze di tutti, far aprire gli occhi a chi non vede o non vuole vedere oltre il proprio naso.

Oggi la pedofilia è un fenomeno dilagante e che sta destando un grande allarme sociale… Pedofilia, un termine che per definizione dovrebbe rappresentare amore ma che è un vero e proprio terrore. Deriva dall’unione di 2 parole greche παῖς (bambino) e φιλία (amicizia, affetto ma anche amore) e indica un disturbo della preferenza sessuale avente per oggetto bambini e neonati e comunque prepuberi. Un problema non solo irrisolto, ma in gran parte ignorato.

Iniziamo così una nostra piccola indagine in merito.

Quasi sempre l’orco in questione è un uomo che si muove da solo, ciò che si dice circa omosessualità o astinenza su di lui sono solo dicerie, in realtà è una vera e propria deviazione e diversi studi ne dimostrano l’origine nell’infanzia. Spesso il pedofilo è stato un bambino abusato o traumatizzato: da adulto dominio e prevaricazione diventano per lui la base di ogni relazione. La sottomissione poi è per lui un concetto chiave, il carnefice scambia l’obbedienza del bambino con la voglia di essere abusato e non si sente in colpa perchè crede di averlo accontentato.

Il pedofilo cerca nel bambino risposte a bisogni del Sé, a quei bisogni sensoriali di base, come l’essere toccato o l’essere guardato, che gli sono mancati nella sua infanzia. Inizia di solito il suo approccio al bambino con l’esibizione del propri genitali perché ha un rapporto problematico con il proprio corpo, che richiede conferme soprattutto per quel che riguarda l’apparato sessuale e nel bambino cerca di suscitare ammirazione per i propri attributi, ammirazione non altrettanto facile da suscitare in un adulto.

Poi inizia con il bambino un “gioco di carezze”, che lo fa sentire, in un certo senso, il bambino accarezzato. Ma poiché il pedofilo è un adulto, l’eccitazione suscitata da tali preliminari, sfocia facilmente in atti sessuali veri e propri, che talvolta esplodono con inaudita violenza. In tal caso poiché l’apparato sessuale del piccolo non è proporzionato a quello del suo violentatore, violenza può voler dire lacerare il bambino nelle sue parti intime. In casi estremi, per fortuna rari, quando il pedofilo ha l’impressione che il bambino stia per parlare ai genitori di quello che sta subendo, arriva ad ucciderlo e a farne sparire il corpo.

Le violenze che il bambino subisce hanno conseguenze diverse in base al rapporto affettivo che il bambino ha con l’abusante e sono tanto più gravi quanto più è piccolo l’abusato. Le violenze subite in tenera età da parte di familiari producono danni talvolta irreparabili e comunque rimangono sempre come tracce indelebili. (Pare che il corpo abbia più memoria della psiche del male ricevuto, i torturati, infatti, non dimenticano facilmente le sevizie patite). Quelle generalmente subite da figure genitoriali come i sacerdoti non sono prive di gravi conseguenze. Questo tipo di violenza colpisce tanto più gravemente in quanto il bambino si affida fiduciosamente a tali figure, e in modo inerme, senza quindi attivare lo schermo difensivo abitualmente messo in atto di fronte a una persona che non conosce. Non affatto trascurabile è poi l’aspetto psicologico che incide sui bambini vittime di violenza: ricordiamo il disturbo della personalità, depressione e scarsa autostima, gesti autolesivi, ansia, disfunzioni della sfera sessuale.

Nostro ospite telefonico di oggi è stato Pierdavide Carone, autore di una splendida canzone in tema con il problema della pedofilia, Caramelle, portata al successo con Dear Jack ( il testo di questo brano descrive in maniera perfetta il quadro drammatico degli abusi sui minori: è il racconto di due bambini, Marco di 10 anni e Marica di 15, due storie diverse, ma unite dalla stessa conclusione. Sono due racconti difficili, come difficile è trattare in pochi versi un tema così ampio, che vedono bambini protagonisti e vittime di un adulto che promette le famigerate caramelle. Marco si trova da solo su un pontile e viene affiancato da un adulto, mentre Marica prende un passaggio da un uomo che non conosce: “Dammi la mano bambino e vieni nel bosco, no che non sono un estraneo, io ti conosco, vengo dal tuo stesso posto” a cui si aggiunge “Nel mio silenzio il ricordo di cose più belle, il colore delle stelle, mentre prendi la mia pelle, in cambio un sorriso e due caramelle“.

Un aspetto da non trascurare assolutamente è lo stretto rapporto che purtroppo intercorre spesso tra Chiesa e pedofilia, di cui solo il solo pensiero è tanto triste quanto macabro. La Chiesa da sempre sostiene che la persona che prende i voti sia immune dai peccati perché, essendo portatore di una visione spirituale della vita e vivendo all’interno di istituzioni rivolte al mondo spirituale, non può essere soggetta alle tentazioni del mondo materiale. Sarebbe ora di poter cambiare, aprire e far aprire gli occhi alle istituzioni clericali: un prete, in quanto uomo, è un peccatore come tutti, e come tale deve essere condannato in caso di suoi errori. La domanda che ci poniamo tutti, ora più che mai è: ci sarà mai giustizia? Negare l’esistenza di atti squallidi di pedofilia all’interno della Chiesa sarebbe un comportamento criminale. I superiori ecclesiastici proteggono innanzitutto il buon nome dell’istituzione, della diocesi o dell’ordine religioso. Non vogliono nascondere il male, proteggono solo il sacerdozio. Così non sono le violenze ad essere uno scandalo, ma il fatto di renderle note, perché così si danneggia l’immagine dell’istituzione e del clero. Viene meno la centralità della persona e della sua dignità, Quello che conta è l’istituzione, che non deve perdere la propria influenza e godere della rispettabilità. Così la Chiesa non rappresenta più una comunità di peccatori redenti con il sangue di Cristo, ma un’istituzione che cerca ad ogni costo di mantenere un’immagine positiva. Tuttavia, anche se il tema degli abusi comincia ad essere trattato più ampiamente solo a partire da questo secolo, nel 2020 sarebbe legittimo attenderci di vedere una sensibilità sociale più matura, anche dentro la Chiesa. Invece è ancora ben diffusa la convinzione che se ne parli e se ne scriva già troppo, ampliando l’impressione del problema.


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