Disoccupazione, Miseria e… Criminalità: se n’è parlato nella nona puntata di Imagine.

Scritto da il 10 Ottobre 2020

La piccola inchiesta affrontata oggi, sabato 10/10/2020, da Imagine – Il Mondo Che Vorrei, riguarda un tema molto attuale riguardante il mondo del lavoro, e che abbiamo intitolato lavoro, miseria e … criminalità.

La parola lavoro è da sempre quasi sconosciuta nel nostro Bel Paese, ed in particolar modo al centro sud, ma, dati alla mano sembra che lo scenario sta peggiorando notevolmente in questi ultimi tempi e a causa di un freno tremendo come il covid. Secondo dati Istat da maggio sono stati registrati 600mila disoccupati in più e 700mila persone inattive da febbraio. I più colpiti? Naturalmente le fasce considerate più deboli: giovani under 24, le donne, le partite Iva povere, i lavoratori temporanei e precari. E la crisi inizia a farsi sentire anche sui lavoratori “fissi” (-60 mila). La situazione peggiore è al Sud dove l’occupazione irregolare, e le nuove povertà, sono maggiormente concentrate. Il Mezzogiorno resta la zona più colpita con il 20% dei poveri che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia.

La storia della disoccupazione in Italia affonda le sue radici nella notte dei tempi: ci siamo soffermati a parlarne a partire dall’unità d’Italia. L’assenza di un impiego, molto spesso, era vissuta come una circostanza naturale, e veniva sopportata dalla gran parte dei lavoratori in situazioni di vita già precarie sotto ogni punto di vista. Altre volte si traduceva in forme rabbiose di protesta, al grido di “pane e lavoro”. Laddove possibile, i lavoratori si adattavano ai ricorrenti episodi di disoccupazione trovando fonti alternative di sostentamento, esercitando contemporaneamente diverse attività professionali, o anche spostandosi di luogo in luogo alla ricerca di un’occupazione. Queste strategie di adattamento erano tipiche di una società, come quella dell’Ottocento, in cui il lavoro si svolgeva prevalentemente in forme instabili e non continuative. Con la fine della seconda guerra mondiale sembrò presentarsi la possibilità di una svolta nella storia della disoccupazione in Italia. Le forze antifasciste, specie quelle più legate agli interessi popolari, si posero l’obiettivo di mettere il lavoro al centro della ricostruzione della democrazia. La nascita della Repubblica italiana fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione del 1948, sancì per la prima volta un orizzonte in cui la disoccupazione sarebbe dovuta diventare un fenomeno residuale. La realtà avrebbe smentito questa prospettiva, almeno guardando al lungo periodo. Forse le generazioni che dopo la seconda guerra mondiale salutarono con fiducia l’avvento dell’Italia democratica e repubblicana non avrebbero immaginato che settant’anni più tardi la disoccupazione e la precarietà del lavoro sarebbero stati ancora tra i temi di maggiore attualità. Siamo giunti così al contesto attuale, in cui la disoccupazione è tornata a essere un elemento normale. L’impatto del lockdown su un’economia già molto debole come quella italiana è stato devastante, il chiudere tutte le varie attività ha indebolito e di tanto una macchina già molto debole.

C’è chi poi in questa situazione, già drammatica, ne approfitta per potersi disfare di vecchie leve, magari fino ad ora semplici lavoratori “a nero”, per iniziare un vero ciclo di legalizzazione dell’illegale: assumere giovanissimi con pseudo contratti da apprendistato e/o stage, illuderle e sfruttarle, fino a disfarsene come “oggetti usati”, al compimento del 29esimo anno di età, fascia in cui lo Stato non garantisce più copertura di tasse per l’imprenditore. Eppure lo stage potrebbe essere un’ottima strategia per imparare un mestiere per essere poi assunti, ma Il motivo per cui pochi stage diventano un trampolino per l’assunzione, è proprio perché vi è un abuso degli stage “usa e getta” utilizzati per coprire una vera e propria posizione lavorativa ruotando tante persone a costo zero o quasi. Questa difficoltà a entrare nel mondo del lavoro per i giovani è un dramma non solo personale, ma ha ripercussioni su tutta la vita sia sociale che economica italiana: l’idea di fare una famiglia per i ragazzi si allontana sempre di più, come quella di comprare una casa o anche solo di andare in affitto.Tutte queste cause, vanno poi aggiunte al problema dello stipendio. Con il fatto che si è giovani, spesso capita che le aziende se ne approfittino e concedano ai ragazzi stipendi ridotti al minimo sindacale che bastano a malapena per pagarsi una pizza il sabato sera.

Abbiamo avuto come ospiti un duo di cantanti recentemente affermati nel panorama musicale italiano, Le Radici: ragazzi della periferia est di Napoli che con la classica gavetta hanno coronato il sogno di diventare cantanti, arrivando anche alla partecipazione della finale del Festival di Castrocaro 2020, e senza lasciarsi tentare dalla delinquenza dilagante nella nostra città. Già, la delinquenza, perchè? Semplice, la parola disoccupazione è spesso legata a doppio filo con la parola criminalità: per logica una persona senza lavoro, che vive una condizione materiale, mentale e sociale di forte disagio, può essere tentata di commettere un reato molto più facilmente di una persona che possiede un’occupazione. Il soldo facile, “donato” ad un ragazzo alle prime armi e alla ricerca di stabilità economica, da parte di menti criminali, non fa altro che adescare nuove leve alla criminalità organizzata. La camorra qui a Napoli si serve spesso di persone ridotte alla fame. La malavita non chiede curriculum, le selezioni sono rapide e il salario spesso è invitante. Qui vige una doppia economia, se un uomo si vende alla camorra può fare molti soldi, e l’occasione fa l’uomo ladro; certo si può essere arrestati o morire in un agguato ma da quando molte attività stanno chiudendo, la criminalità viene vista da molti come un’opportunità. Per fortuna però non sempre è così, molte famiglie resistono e preferiscono una vita di sacrifici e libera da legami oscuri, ma di certo affrontano una vita non facile.

La delinquenza sfrutta l’insicurezza umana, più della metà degli italiani ritiene che la malavita, bene o male, fornisce posti di lavoro. Un dato allarmante che si conferma nel comune pensare: il 63% ritiene infatti che in certe zone d’Italia dove c’è molta disoccupazione e povertà, la criminalità organizzata ha saputo creare opportunità di lavoro. E non solo, la maggioranza degli intervistati, il 58%, non sarebbe disposto a pagare il 20% in più per un prodotto alimentare ottenuto da terre o aziende confiscate alla mafia. Il problema è di aspetto sociologico, la delinquenza, non sempre, riesce a plasmare la mente umana, un vero e proprio satana che offre un bottino di potere per soggiogare i più deboli. Eppure basterebbe davvero poco, offrire ai giovani strumenti utili per allontanarli da facili tentazioni, strumenti di cultura e di interesse per distogliere la mente da mondi spietati. A tal proposito penso a ciò che spesso vedo davanti ai miei occhi: in luoghi definiti ad alta pericolosità di Napoli (zona Soccavo) noto spesso ragazzini impiegati a fare da “palo” per spacciatori,magari con la promessa di soldi facili, ma in realtà inconsapevoli del giro pericoloso dove entrano. Ecco qui rifletto spesso, il problema è anche culturale, non posso immaginare che magari i genitori di questi ragazzini non sanno dove va il proprio figlio e con chi, magari lo assecondano anche, perchè per loro è giusto così, si deve iniziare a lavorare. Ecco, se ci fosse un minimo di buonsenso e di cultura in certe famiglie, dove si potrebbe insegnare le regole del vivere civile, molto probabilmente la criminalità perderebbe man mano la sua manodopera e quindi il suo potere. Questo sarebbe un elemento utile per sconfiggere la delinquenza, un’arma bianca che uccide più di una stessa pistola.

Quello che è certo è che, fin quando non si troverà un piano occupazionale adeguato, non potremo mai definirci una vera società del progresso, la vera pandemia e la causa di una vera strage non sarà il virus tanto temuto, ma un altro non visibile ma da impatto mortale decisamente superiore, la povertà da perdita di lavoro.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



Traccia corrente

Titolo

Artista