Revenge Porn, quando la violenza sfrutta il digitale: il tema dell’ottava puntata di Imagine.

Scritto da il 3 Ottobre 2020

Revenge Porn,quando la violenza sfrutta il digitale. Ne abbiamo parlato oggi, 3 ottobre 2020 nella puntata del nuovo ciclo di inchieste di Imagine – Il Mondo che Vorrei sul Web e i suoi Pericoli.

In Europa circa 9 milioni di ragazze hanno subìto una qualche forma di violenza online prima dei 15 anni. Dopo i mesi di lockdown dovuti alla pandemia, si è registrato un netto aumento dei casi di revenge porn, termine che indica la diffusione di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti. L’obbligo di rimanere a casa ha messo a rischio molte persone, soprattutto perché in tanti hanno cominciato a usare strumenti come Zoom o Skype, che offrono nuove occasioni per portare avanti questo genere di abusi. Il voler piacere a tutti i costi, ma soprattutto l’insicurezza dei giovanissimi, contribuiscono al diffondersi di questo fenomeno a macchia d’olio. Il revenge porn è strettamente legato ad un altro fenomeno altrettanto pericoloso, il Sexting, ovvero l’invio di messaggi, immagini e/o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti tramite dispositivi web e/o social, usato soprattutto nella fascia d’età 15/18 anni. Praticamente un’evoluzione del vintage sesso telefonico”, che di fronte a ciò che accade al giorno d’oggi non era nulla di particolarmente hoc e/o dannoso. Nulla di nuovo rispetto al passato si potrebbe pensare, ma spesso non ci si rende conto che oggi è l’era della tecnologia, della distanza zero: una foto o un video possono diffondersi rapidamente e dappertutto grazie ai social e ai sistemi di messaggistica moderni.

Nel 2019, non più di un anno fa quindi, si è creata in Italia anche una legge ad hoc: chi diffonde materiale intimo a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso del soggetto rappresentato rischia ora la reclusione da 1 a 6 anni e una multa che può andare dai 5 mila ai 15 mila euro. Nonostante il quadro normativo da circa un anno tenga conto di quanto questa pratica sia diffusa e pericolosa, la legge non basta. Di questo e di altro ancora ne abbiamo parlato con un ospite speciale nonché giornalista ed autore di libri sulla violenza di genere, Luigi Panico. Un suo libro in particolare ha trattato tra gli altri il tema del revenge porn, Storie di bulli stalking e videokillers, traendo spunto da un episodio realmente accaduto, e in cui ha perso la vita una ragazza il cui nome è ormai conosciuto in tutt’Italia, Tiziana Cantone.

Argomento approfondito è stato anche quello delle chat di Telegram in cui ogni giorno 53 mila iscritti si scambiano immagini intime di migliaia di ragazze senza il loro consenso e dove commenti denigratori, sessisti e umilianti sono nella norma. Materiale pedo-pornografico, incitazione allo stupro e legittimazione del femminicidio: è questa la quotidianità di alcune chat su questo social network. Si ma perchè proprio Telegram? In termini pratici, l’app in questione ha dei termini di servizio molto scarni. Punisce lo spam e le truffe. Vieta anche “post pornografici illegali” e “l’incentivo alla violenza”, ma solo se “visibili pubblicamente”. E qui si gioca molto. Perché Telegram ha gruppi aperti e altri chiusi. I primi possono essere ricercati per nome, un po’ come si fa per un qualsiasi contenuto su Google. I secondi hanno bisogno di un invito, sotto forma di link. La distinzione è facilmente aggirabile: basta creare un gruppo pubblico e metterci dentro il link che rimandi a un altro. Il gruppo viene chiuso? Se ne crea uno nuovo, con un nome molto simile.

Purtroppo il problema non è solo Internet o i social media: è una cultura e una società in cui il sessismo viene normalizzata. Se noi adulti non insegniamo ai ragazzi il valore della privacy, delle relazioni e della corretta comunicazione con gli altri, si possono correre rischi non indifferenti per i giovani. Bisogna diffondere una corretta informazione sulla sessualità, cosa che oggi nessuno fa. La scuola deve essere il primo canale d’informazione per i giovani, attraverso incontri con chi può dare loro delucidazioni su quello che sta avvenendo. Questa società moderna rappresenta innumerevoli rischi. Rischi che arrivano maggiormente dalla potente macchina del web. Lì dentro sono nascosti i maggiori pericoli, e bisogna partire da un’educazione che spieghi principalmente i rischi che si nascondono sul web, per rimettere in ordine valori che ruotano intorno al sesso.


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