Calcio di ieri vs calcio moderno: se ne parla nella quinta puntata di Imagine.

Scritto da il 12 Settembre 2020

Sabato 12 settembre 2020, puntata di Imagine – Il Mondo Che Vorrei dedicata al tema del calcio di ieri vs calcio moderno, e naturalmente non soffermandosi solo su temi sportivi ma approfondendo l’argomento, mettendolo a nudo nelle sua varie sfaccettature. Si è parlato di storia e passione del calcio, calcio, sfottò e razzismo, calcio, doping e mafia, mondo del calcio post lockdown e intervista ad un ex protagonista del Calcio Napoli, Massimiliano Esposito.

Massimiliano Esposito

Il calcio è senza dubbio il gioco più bello del mondo, ma, per i vecchi nostalgici e romantici, quello di una volta è tutta un’altra cosa, e il solo ripensarci fa scendere dal viso una tenera lacrima che fa riaffiorare tanti ricordi, della squadra del cuore come del calcio in generale. Il calcio di oggi è soltanto business, c’è un eccesso di imprenditoria nel pallone. Tanti sono i ricordi affascinanti del calcio di una volta, a partire dalla schedina del Totocalcio, ormai diventato nonno della classica bolletta: inchiodarsi letteralmente alla radio ascoltando Tutto il Calcio minuto per minuto con in mano la schedina sperando in un miracoloso 13 ha un suo fascino ineguagliabile, senza nulla togliere alle moderne bollette ad esempio. Il calcio spezzatino di oggi è lo specchio della società moderna, abbiamo fame di calcio a tutte le ore e tutti i giorni: Cosa sempre esistita per la stragrande maggioranza del pubblico maschile, eppure una volta gli appuntamenti erano fissi, le partite iniziavano tutte insieme la domenica pomeriggio escluso il posticipo serale ( avvento degli anni ‘90 ). Per non parlare della magia delle coppe, tutte insieme il mercoledì, anche la Coppa Uefa ( già, prima non si chiamava Europa League ) e la famosa Coppa delle Coppe.

Che dire poi della classica attesa delle 18, sintonizzarsi su Rai 1 e vedere tutti i gol della giornata con 90 minuto, trasmissione storica in onda fin dal 1970 e di cui il conduttore per eccellenza resterà sempre il compianto Paolo Valenti.

Grazie all’intervento telefonico con una grande stella del Calcio Napoli, Massimiliano Esposito, abbiamo potuto approfondire l’argomento del calcio dal punto di vista non solo tecnico, ma anche e soprattutto umano: ha infatti dato la possibilità a tutti noi di poter riflettere su cosa era il calcio prima e cos’è diventato oggi, un calcio formato da tante prime donne, con i vari protagonisti legati ad una maglia solo per denaro e per popolarità sui social.

Il calcio oggi non è più uno sport, un momento ludico, ma è una grande industria attorno a cui ruotano enormi interessi: ne abbiamo avuto prova in quest’ultimo periodo post lockdown. Infatti, a dispetto di altre attività, il calcio è tornato attivo più che mai da fine maggio, pur essendoci molti dubbi sul possibile contagio del famigerato covid. Un calciatore è un essere umano, con tutti i suoi pregi e difetti, e nulla vieta ( i fatti lo stanno dimostrando ) che in campo possono contrarre o trasmettere il famigerato covid. Ecco, essendoci la possibilità dei casi asintomatici, nulla vieta che durante uno scontro di gioco ( in campo si suda e anche tanto ) possa scappare una gocciolina di sudore tra un colpo di testa o un dribbling. Il calciatore torna a casa e che fa se è asintomatico? Esce, va al ristorante, al supermercato, ad un aperitivo… Insomma tutto ciò che farebbe qualsiasi cittadino. Il contagio così rischia di aumentare sempre di più e di espandersi a macchia d’olio senza mai porre un freno alla pandemia in corso. Sembra chiaro che oltre a motivi economici ci sia una mano molto più grande davanti a questo scenario, una mano mafiosa. Mafia SPA ha grandi interessi attorno al mondo del calcio, in primis sul calcioscommesse, riciclaggio di soldi tramite sponsorizzazioni e partite truccate, fermare questa macchina chissà per quanto altro tempo avrebbe innervosito parecchio i grandi capi clan.

Questo è il calcio moderno, un calcio senza cuore e senza bandiere, che, personalmente, piace sempre meno. Un calcio buono solo per le tv a pagamento, per i presidenti e per i procuratori, che si arricchiscono con transazioni milionarie, per i calciatori e gli allenatori, che guadagnano cifre impensabili ai tempi di Riva e Rivera. Personalmente mi manca da morire la genuinità del calcio di una volta, il calcio pane e salame che tanto ci faceva emozionare, ma sono orgoglioso di aver visto quel mondo, sarò felice di poterlo raccontare un giorno ad un mio possibile figlio.


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