La povertà, il tema della quarta ed ultima puntata di “Imagine”.

Scritto da il 1 Agosto 2020

Ed eccoci arrivati alla quarta ed ultima puntata prima delle ferie estive di Imagine – Il Mondo Che Vorrei. Oggi abbiamo parlato di povertà, un tema come gli altri scottante e che, soprattutto in quest’ultimo periodo post lookdown, riguarda un po’ tutti. Ne abbiamo parlato, come nostra abitudine, secondo dei punti chiave:

  • Definizione e percorso storico della povertà
  • La povertà al giorno d’oggi
  • Esempio tratto da una storia realmente vissuta di povertà
  • Indifferenza e povertà di spirito
  • Misure di sostegno per favorire persone indigenti

Fin dall’epoca del mondo greco/romano il povero veniva ghettizzato, escluso dalla società: la povertà ha sempre dimostrato di essere una delle cause primarie per l’emarginazione. Ma ci siamo soffermati a riflettere in principal modo sulla storia recente, a partire dalla guerra mondiale in avanti. E, oltre a riferimenti duri e reali di quel periodo, abbiamo citato, con riferimento artistico teatrale al grande Eduardo De Filippo in una delle sue commedie, Napoli Milionaria, passata alla storia per la celebre battuta Adda passà a nuttata, scritta nel 1945, anno in cui l’Italia è appena uscita dall’incubo della seconda guerra mondiale, con cicatrici ancora aperte, tra cui la povertà in tutti i sensi, compresa quella di spirito.

Arrivando con la nostra “macchina del tempo” al giorno d’oggi, ecco spuntare la grande crisi del 2008. L’impatto della grande crisi economica è stato, come noto, devastante: la prima ondata della crisi economica ha provocato un suicidio al giorno tra i disoccupati italiani. Il dato tragico è certificato dall’indagine condotta da Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, e intitolata brutalmente “Il suicidio in italia ai tempi della crisi”. Un brusco risveglio da un sogno durato fin dalla fine degli anni ‘60 con il boom economico e dove ogni persona cercava di ignorare la presenza seppur nascosta della povertà, comprando, cercando ad ogni costo di apparire, quasi per uccidere ciò che in realtà, come un fantasma, era proprio dietro l’angolo, la povertà. Non molto spazio, purtroppo, è stato riservato agli esiti negativi sul benessere psicologico degli individui: la maggioranza della popolazione ritiene che l’aggravarsi della crisi finanziaria abbia contribuito ad accentuare la condizione di disagio psicologico e ad aumentare la diffusione di disturbi psichiatrici.

Eccoci, arriviamo al momento attuale, quello che ha generato una strage nel vero senso della parola: il tempo del Coronavirus. Già, il cosiddetto Covid19, da molti sottovalutato nei giorni iniziali, quando si parlava di una strana influenza che uccideva molte persone. Forse fin troppo sottovalutato, una semplice influenza che poi ha generato una vera pandemia con un inevitabile lookdown. Tutti ricorderanno, e sarà un giorno studiato nei libri di storia, la sera del 9 marzo 2020, serata in cui il primo ministro Giuseppe Conte annunciava agli italiani che il Paese chiudeva e si fermava, tranne i servizi essenziali, rappresenta anche la data in cui abbiamo preso consapevolezza, almeno si spera, della nostra fragilità e di quanto tutto quello di cui ci siamo circondati e che affannosamente rincorriamo ogni giorno sia labile, provvisorio e possa diventare in un attimo evanescente.

Abbiamo avuto come ospite di questa puntata di Imagine Salvatore D’Amico, un grande amico che gestisce insieme a sua figlia un’attività di commercio equo solidale al centro del quartiere Vomero di Napoli e nel corso della sua vita ha dato tanto per le persone indigenti, e continua a farlo. E proprio con lui abbiamo approfondito la tematica della lotta alla povertà oltre che quella dell’indifferenza della istituzioni riguardo questa problematica così scottante quanto scomoda.

Spesso non vediamo o non vogliamo vedere famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese o magari padri che soffrono nel vedere i propri figli non crescere come i loro coetanei e che magari nascondono le proprie lacrime nel silenzio. Questo ed altro porta a ghettizzare, ad emarginare l’altro, a considerarlo diverso, inferiore. Ecco che si arriva al punto di una povertà cosiddetta d’animo: il non saper o voler guardare oltre, e non mettersi nei panni dell’altro, questo è un aspetto della nostra società che fa ancor più male e miete sempre più vittime del covid stesso.

Il tema povertà è un’occasione di riflessione per tutti noi: siamo davvero sulla Terra per avere, per accumulare con ingordigia beni materiali, o è il caso di passarci tutti la mano sulla coscienza ed esprimere solidarietà concreta verso chi è meno fortunato di noi? Cristiani si è nel cuore, non solo partecipando a funzioni religiose o decantando fratellanza quando proprio non lo si è, questo fa parte di una società mascherata di falso perbenismo, non di una società moderna come quella attuale.

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