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Giovanni Falcone, la legalità che sconfigge la morte

Scritto da il 20 Maggio 2020

23 maggio 1992, data memorabile, passata alla storia per una strage, la Strage di Capaci: un attentato in cui hanno perso la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Ma chi era Giovanni Falcone? Come afferma il sito fondazionefalcone.itè stato un magistrato italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua innovativa attività investigativa, mosso da uno straordinario spirito di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni. È stato tra i primi a identificare Cosa Nostra in un’organizzazione parallela allo Stato, unitaria e verticistica in un’epoca in cui si negava generalmente l’esistenza della mafia e se ne confondevano i crimini con scontri fra bande di delinquenti comuni.”

Ma perché Falcone è così importante per la storia del nostro paese e della lotta alle mafie? Non è stato l’unico giudice ad essere ucciso dalla criminalità organizzata per le attività svolte, né la prima vittima o quella più nota. Giovanni Falcone va ricordato perché, grazie alla sua attività investigativa e all’aiuto di colleghi come Paolo Borsellino e di tutto il Pool Antimafia, riuscì a portare i vertici di Cosa Nostra in tribunale ed a ottenere pesanti condanne nei loro confronti, cosa mai accaduta prima. Già all’inizio degli anni ’70 vi erano stati importanti processi per mafia ma si concludevano con assoluzioni per insufficienze di prove o lievi pene. In quegli anni mancava ancora una visione globale del fenomeno mafioso. Non si riteneva possibile che la mafia potesse agire in maniera unitaria, in quanto associazione a delinquere. Falcone, dal punto di vista investigativo, operò in maniera differente. Ad ogni omicidio, pensava, corrispondeva un mandante, non soltanto un sicario. In questo “sforzo interpretativo” ricevette un aiuto prezioso dal pentito Tommaso Buscetta.

Il 23 maggio 1992, mentre percorre l’autostrada in direzione Palermo come ogni fine settimana,del materiale esplosivo viene fatto scoppiare all’altezza dello svincolo Capaci: il resto è storia.

A pochi giorni da questo tragico avvenimento ricordiamo il giudice Falcone come una persona vera, dotata di una grande sete di giustizia, contro tutte le mafie. “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” diceva. Nulla di più toccante di un ideale che resta, sempre, e che continua a vivere grazie al messaggio trasmesso ad altri uomini. La lealtà con cui l’uomo Giovanni Falcone si dedica ad un’idea e la forza con cui la protegge, questo fa di lui un grande uomo, un vero idolo. Questo avvenimento spietato ci può spiegare che le mafie, difendendosi con spargimenti di sangue, ha in realtà paura, una forte paura che forse un giorno, grazie ad uomini come Giovanni Falcone e ai suoi ideali di giustizia, possa essere sconfitta in modo definitivo. D’altronde, come diceva il grande Peppino Impastato, la mafia è una montagna di merda.